Organizza Uselte odv Benevento AUSER (università sannita dell’età libera e della terza età) per Martedì 12 maggio 2026
C’è un’Italia che non corre, che non urla e che, soprattutto, non dimentica. È l’Italia dei “borghi ridenti” (ma spesso silenziosi) che costellano l’Appennino, e c’è un’associazione, l’USELTE odv di Benevento AUSER, che ha deciso di trasformare il turismo della terza età in una vera e propria missione di resistenza culturale. Il prossimo 12 maggio, l’obiettivo si sposta su San Giorgio La Molara.
Il programma, curato nei minimi dettagli, svela una filosofia precisa: quella dell’incontro. Arrivare a San Giorgio e fermarsi alla sede dell’Associazione Anziani per parlare con l’associazione ospitante significa riconoscere che un luogo non è fatto solo di pietre, ma di volti e di memorie condivise. In un’epoca di selfie fugaci, l’USELTE propone la sosta, il dialogo, il riconoscimento dell’altro.
Il percorso nel nucleo storico è un tuffo in una dimensione dove il tempo sembra essersi cristallizzato per farsi studiare. Se la Chiesa di Nostra Signora di Fatima rappresenta l’anima spirituale del borgo, è nella mostra permanente di pittura e fotografia oltre che nel Museo degli Ardegni, che si tocca con mano l’ingegno contadino. Gli “ardegni” (gli attrezzi, in dialetto) non sono ferri vecchi, ma estensioni del braccio umano che ha modellato queste colline.
E poi c’è l’operazione nostalgia – necessaria e mai banale – di Cosimo Miraglia. La sua mostra “Il mio paese com’era” è un monito per le nuove generazioni: per sapere dove andare, bisogna guardare chi è partito prima di noi.
Non si può capire il Fortore senza passare per la Contrada Forlito. Il pranzo da De Cicco non è un semplice pasto, ma un atto di comunione con la terra. Il prosciuttificio è il tempio di una sapienza antica che trasforma l’allevamento in eccellenza gastronomica. Qui il “chilometro zero” non è una moda radical-chic, ma una necessità storica e una garanzia di qualità che resiste all’omologazione del gusto.
La chiusura a 900 metri d’altezza, sulle sponde del Lago Mignatta, è il finale perfetto. Lassù, dove l’aria è più sottile e il vento del Fortore pulisce i pensieri, le “conversazioni lungo le rive” citate nel programma diventano una forma di meditazione collettiva.
Andar per borghi, dunque, non è solo un modo per riempire un martedì di maggio. È un invito a riscoprire la dignità delle aree interne, a sostenere l’economia locale e a ricordarci che, forse, la vera modernità abita proprio lì, tra un museo della memoria e uno specchio d’acqua montana.
Appuntamento al 12 maggio!

