This photograph of CDCs Dr. Terrence Tumpey, Microbiologist for the National Center for Infectious Diseases, shows him examining specimens of the 1918 Pandemic Influenza Virusa virus that was reconstructed in hopes of combating a future influenza pandemic. Dr. Tumpey recreated the 1918 influenza virus to identify the characteristics that made the 1918 influenza virus so harmful. This effort enables researchers to develop new vaccines and treatments for future pandemic influenza viruses. The 1918 flu epidemic was caused by an influenza A virus (H1N1), killing more than 500,000 people in the United States, and up to 50 million worldwide. Many people died within the first few days after infection, and others died of complications later. Nearly half of those who died were young, healthy adults. Influenza A (H1N1) viruses still circulate today after being introduced again into the human population in the 1970s. Date: 2005 Content credits: / xxxxx Photo credit: James Gathany Image storage: xxxxxxxxxxxxx Support File: CD_122_DH/ 012 http://www.cdc.gov/od/oc/media/pressrel/r051005.htm CDC Office of Communication - Media Release - 1918 Influenza Virus http://www.cdc.gov/flu/avian/gen-info/pandemics.htm CDC Information about Influenza Pandemics
Dall’Hantavirus sulla nave da crociera ai meccanismi biologici che differenziano i virus dai batteri e dalle proteine killer.
In questi giorni l’argomento presente su tutte le prime pagine dei giornali è il contagio da hantavirus che ha già provocato diversi morti sulla nave da crociera MV Hondius. Suscita apprensione a livello mondiale perché c’è il timore che i passeggeri, tornati nei rispettivi Paesi, possano diffondere il virus innescando nuovi focolai di infezione.
L’hantavirus che ha infettato i crocieristi è un agente patogeno dei roditori che ha effettuato il salto di specie. Ma cosa è esattamente un virus? Come può passare da una specie all’altra? Cosa lo differenzia dai batteri e dai prioni?
Il virus
Il virus è una struttura proteica con all’interno del materiale genetico. Non può replicarsi autonomamente. Per farlo, ha bisogno di una cellula ospite alla quale si attacca e in cui inietta il proprio genoma. All’interno di essa si creano virus neoformati i quali, alla fine del processo, fanno esplodere la cellula, diffondendosi e infettando altre cellule dell’organismo.
Per combattere i virus sono efficaci i vaccini ma anche specifici farmaci che intralciano il processo di replicazione. Per fabbricare gli uni e gli altri, tuttavia, è necessario avviare delle ricerche su sostanze e molecole specifiche che siano efficaci per il particolare tipo di infezione.
Il salto di specie per i virus
Il salto di specie, nel caso dei virus, è dovuta alla sua caratteristica di mutare continuamente. Ogni volta che avviene la replicazione, si creano dei virus neoformati che presentano minime differenze rispetto al virus di partenza, concordemente con l’ipotesi della variabilità genetica elaborata da Darwin.
Il secondo fattore determinante per il salto di specie è la prossimità dell’uomo con animali, che sono vettori di infezione. Quando una variante di virus potenzialmente pericoloso per l’essere umano entra effettivamente in contatto con un individuo della nostra specie, ha gioco facile ad infettarlo e in questo modo si realizza il salto di specie.
Il batterio
Anche il batterio contiene materiale genetico ma è in grado di riprodursi autonomamente. È un organismo vivente. In quanto tale può essere ucciso e per farlo si usano, appunto, gli antibiotici i quali, invece, risultano totalmente inefficaci per i virus. Un uso frequente di essi, tuttavia, è sconsigliato come anche l’interruzione anticipata di una cura prescritta da un medico. Entrambe le pratiche possono provocare la selezione dei batteri che riescono a sopravvivere a quel particolare medicinale i quali, riproducendosi, possono dar vita ad una generazione di batteri verso i quali il principio attivo utilizzato risulta non più efficace, sviluppando resistenza agli antibiotici.
Per prevenire le infezioni batteriche vengono utilizzati anche i vaccini che preparano il sistema immunitario a riconoscere e neutralizzare batteri specifici.
Il prione
A differenza dei due precedenti agenti infettanti, il prione – come quello responsabile della mucca pazza, conosciuta anche come encefalopatia spongiforme – non trasporta materiale genetico. Esso è una proteina dalla forma anomala la quale è in grado di modificare la struttura di specifiche proteine con le quali viene a contatto. È come una tessera del domino che cade sulle altre innescando una effetto a cascata.
I prioni si accumulano nei neuroni e li danneggiano irreparabilmente. Non esistono vaccini o medicinali che possano combatterli. Anche la disinfezione è difficile. Mentre i virus e i batteri si possono eliminare con i normali prodotti igienizzanti e solitamente attraverso la bollitura, i prioni sono resistenti e per distruggerli è necessario ricorrere a prodotti specifici e procedure complesse di sterilizzazione.
