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Una comunità in costante crescita, capace di trasformare l’altruismo in numeri concreti e di radicarsi sempre di più sul territorio.
Domenica 24 maggio 2026 si è svolta la diciannovesima Assemblea Ordinaria del Gruppo Fratres San Giorgio La Molara ODV, un appuntamento centrale per l’associazione che ha discusso delle attività svolte e da svolgere.
Un 2025 all’insegna della crescita: i numeri della solidarietà
I dati presentati dal Consiglio Direttivo (relaziona la presidente protempore Lucia Lombardi) parlano chiaro e testimoniano l’efficacia del lavoro svolto sul territorio. Nel corso del 2025, l’associazione ha promosso ben 8 giornate di raccolta sangue (una in più rispetto all’anno precedente), raggiungendo un totale di 221 donazioni complessive. Il dato più incoraggiante è senza dubbio l’iscrizione di 55 nuovi donatori, segno di un ricambio generazionale e di una sensibilità sempre viva.

Il futuro è “Giovane”: consolidata la nuova sezione
Uno dei traguardi più significativi dell’ultimo anno è stata la nascita ufficiale del Gruppo Giovani Fratres San Giorgio La Molara. Costituito formalmente durante il tradizionale incontro estivo dell’Aperidona (svoltosi il 30 agosto), il gruppo ha già dimostrato la propria rilevanza a livello regionale: la coordinatrice locale, Cecilia Bollecchino, è stata infatti eletta vice coordinatrice della Consulta Regionale Campania.
L’impegno dei ragazzi non si ferma alla donazione di sangue; durante gli incontri formativi – che hanno visto la partecipazione della Dott.ssa Vittoria Gagliardi e di Luigi Solla (consigliere regionale ADMO Campania) – molti giovani hanno scelto di iscriversi anche al Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo.
Una nuova “casa” in via Montedoro e le sinergie territoriali

La giornata dell’Assemblea ha coinciso con un momento storico per la vita dell’associazione: l’inaugurazione e la benedizione della nuova sede sociale in via Montedoro con la presenza del Parroco e del Sindaco Dott. Nicola De Vizio. Ottenuta grazie al rinnovo del protocollo d’intesa con l’Amministrazione Comunale, la sede permetterà alla Fratres una maggiore autonomia operativa e gestionale. I locali sono già vivi e ospitano da qualche settimana un laboratorio teatrale guidato dall’attore Vincenzo Masone.
Il 2025 è stato anche l’anno del consolidamento delle reti di collaborazione fuori dai confini comunali. Spiccano le raccolte effettuate a San Marco dei Cavoti – in sinergia con la Misericordia (che cura anche il delicato trasporto delle sacche in ospedale) e la Protezione Civile – e la partecipazione attiva alla Giornata Nazionale del Dono a Pietrelcina.
Gli obiettivi per il 2026 e la parola chiave: “Partecipazione”

Per l’anno in corso, la Fratres si propone di mantenere gli ottimi standard di raccolta raggiunti e di confermare le attività extra, come l’ormai consueta escursione estiva in collaborazione con il C.A.I. locale e il patrocinio del Comune.
In conclusione dal direttivo parte un appello forte e chiaro a tutta la cittadinanza: “Oltre a donare il sangue si può decidere di donare il proprio tempo, il proprio entusiasmo e le proprie idee. La parola chiave è partecipazione, perché solo attraverso l’impegno di tutti possiamo continuare a crescere e vivere insieme”.
Interessantissimo il dibattito che ha visto la partecipazione, tra gli altri, della Dottoressa Vittoria Gagliardi, del Dottore Abele Di Lonardo, del Dottore Cosimo Miraglia, di Cecilia Bollecchino, Emiliana Paradiso e, soprattutto quello della Dottoressa Enza Belperio che ha relazionato sull’argomento programmato e che riassumiamo di seguito:
Il valore della “Restanza” e del volontariato contro l’isolamento digitale
“nell’era dell’iperconnessione h24, la dimensione comunitaria e l’impegno sociale rimangono i veri fattori protettivi della salute psicofisica“

Comunità, legami autentici e il diritto di “restare”.
Attorno a questi temi si è sviluppato il profondo intervento della Dottoressa Enza Belperio, psicologa e psicoterapeuta, che ha tracciato una linea netta tra l’illusione della connessione globale e il bisogno reale di appartenenza comunitaria.
La rivoluzione del Wi-Fi e la trappola del virtuale
Il punto di svolta, spiega la psicoterapeuta, risiede nella trasformazione tecnologica avvenuta a cavallo dello scorso decennio, quando la connessione Wi-Fi e gli smartphone sono diventati uno standard accessibile h24.
“È cambiato il nostro modo di comunicare, di informarci e di percepirci”, ha evidenziato la dottoressa. “Oggi sembra che se una cosa non viene pubblicata sui social, non sia mai accaduta”.
Questa sovraesposizione virtuale ha ridefinito i confini relazionali, ma ha anche generato un paradosso: siamo sempre più interconnessi con il resto del mondo, ma drammaticamente soli nella quotidianità. La solitudine, infatti, non è solo isolamento fisico, ma l’esperienza soggettiva di non sentirsi convalidati e accolti.
Il volontariato come fattore protettivo e di empowerment (responsabilizzazione, emancipazione, potenziamento o crescita personale)
In questo scenario, il ruolo delle associazioni di volontariato e delle realtà locali diventa fondamentale. Esprimendo forte plauso per l’inaugurazione di una nuova sede associativa sul territorio – segno tangibile di riconoscibilità e presidio –, la Dottoressa ha definito l’impegno sociale come un potente fattore protettivo per il benessere individuale e collettivo.

I servizi istituzionali non sempre riescono a intercettare il disagio sommerso, specialmente tra i giovani e le nuove generazioni. Le associazioni, invece, ci riescono grazie a relazioni significative che per essere “nutritive” devono basarsi su: Presenza autentica e condivisione di spazi e valori; Reciprocità, superando la dinamica del puro altruismo: nel volontariato si dona, ma si riceve anche; Corresponsabilità, intesa come la capacità di generare empowerment e crescita comune. L’attività condivisa crea un circolo virtuoso che migliora l’autostima, restituisce un senso di efficacia e permette di costruire una narrazione sociale più positiva e meno focalizzata sulla sola colpevolizzazione o sul disagio.
Il diritto a “Restare”
In conclusione, la psicoterapeuta ha toccato un tema cruciale per i piccoli comuni e il Mezzogiorno, citando il concetto di “restanza”. In un’epoca in cui molti giovani sono costretti a studiare o lavorare fuori, partire e restare rimangono i due poli della storia umana.
Al pari del diritto a migrare, esiste infatti il diritto a rimanere, che significa “sentirsi ancorati e radicati in un luogo da proteggere e, al contempo, da rigenerare radicalmente”. Un obiettivo ambizioso che, oggi più che mai, passa attraverso la cura dei legami di prossimità e l’uso di parole più calde e gentili, sia verso gli altri che verso se stessi.
