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Nell’ospedale di S.Agata dei Goti una lavoratrice si prende la legionella. Struttura chiusa

gaetanovessichelli 16 Marzo 2011 3 minuti letti

“Febbre altissima, sangue dalla bocca, gravissime difficoltà respiratorie: inizialmente sembrava che M. D. – operatrice socio sanitaria presso il reparto per sofferenti mentali situato nel vecchio ospedale di Sant’Agata dei Goti – avesse preso una pesante polmonite. Ma il 28 gennaio scorso, ricoverata nel reparto malattie infettive dell’ospedale Rummo, grazie a una diagnosi e a una terapia tempestive, viene salvata da una malattia spesso mortale: la legionella. Una malattia dovuta a un batterio che si annida nelle acque stagnanti e in alcuni tipi di serbatoi di aria condizionata, talmente pericolosa da meritare un’apposita legislazione basata su un principio fondamentale: fare presto. Ma allora perché fra la fine di gennaio, data in cui la “legionella” è stata diagnosticata alla signora M. D. e ieri, 14 marzo, data in cui il Dipartimento di Prevenzione della Asl ha ordinato la chiusura di quel reparto di Sant’Agata dei Goti in cui è stata contagiata, è passato quasi un mese e mezzo? E con quanta “tempestività” verranno presi adesso i provvedimenti adeguati al livello di grave rischio costituito dall’inquinamento da legionella dell’impianto idrico del reparto?”
Questi interrogativi della Rete Sociale nascono – si legge nella nota dell’associazione a firma di Serena Romano – “nel quadro della collaborazione con le istituzioni sanitarie nel caso di eventi che possono destabilizzare i pazienti coinvolti e fanno parte di una ricostruzione dei fatti basata su segnalazioni e testimonianze ricevute da venerdì 11 marzo: dal giorno in cui, cioè, il dottor Franco Santucci – responsabile della Salute Mentale di Montesarchio-Bucciano e della SIR o reparto per malati mentali collocato nell’ex ospedale di Sant’Agata dei Goti – ha ufficiosamente ricevuto la notizia che molti rubinetti dell’ospedale sui quali l’Arpac aveva fatto dei prelievi erano contaminati da legionella. A dargli la notizia era stato, il direttore del Dipartimento di Prevenzione, Tommaso Zerella, per non perdere tempo, ‘affinché, cioè – come ha dichiarato Zerella alla “Rete Sociale” – Santucci si tenesse pronto, appena avuta la conferma del focolaio infettivo, ad avviare l’iter per la profilassi e a spostare i pazienti nel caso di chiusura della struttura”’ E ieri, appena avuta la conferma che 7 rubinetti su 8 del reparto erano contaminati, Zerella ha emesso l’ordinanza con la quale intima al sindaco di Sant’Agata dei Goti di chiudere il reparto”.
“La Asl, dunque, sembra essersi mossa velocemente sia nei giorni scorsi, sia nel lanciare il primo allarme all’Arpac un mese e mezzo fa, come ha confermato alla “Rete Sociale” anche il dottore Glielmo, l’infettivologo del Rummo che ha efficacemente curato la signora M. D. : ‘Già di fronte al semplice sospetto di una malattia come questa allertiamo la Asl alla quale, appena arriva la conferma, mandiamo immediatamente la denuncia affinché avvisi l’Arpac per le indagini necessarie a individuare il luogo del contagio. E debbo riconoscere che l’ufficio epidemiologico della Asl è in genere più che attivo: le dottoresse addette, infatti, vengono addirittura quotidianamente a prendere notizie di persona o per telefono’.
Alla luce, dunque, di questa prima ricostruzione la “Rete Sociale” si chiede: è normale che l’Arpac abbia impiegato quasi un mese e mezzo per i prelievi e le indagini del caso? E fino a che punto il pericolo è scongiurato: l’Arpac, cioè, ha controllato ed escluso la contaminazione dei rubinetti del reparto situato al piano superiore che ospita pazienti e operatori del Centro di Salute mentale di Benevento? E considerato che, per motivi di sicurezza e di bonifica, si dovrà chiudere ad horas il reparto “contaminato”, il responsabile dottor Santucci riuscirà a trasferire senza troppe lungaggini burocratiche i pazienti in un luogo sicuro?”

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