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Ora scoprono l’entroterra: da Napoli l’idea di incentivare i trasferimenti nel Sannio e nell’Irpinia

gaetanovessichelli 24 Gennaio 2011 3 minuti letti

Campania Felix? Zona costiera, mare e turismo. Non è proprio così o almeno, non è solo così. Adesso anche da Napoli e Caserta balza l’idea di incentivare i trasferimenti nel Sannio e nell’Irpinia. Il perchè? Sempre lo stesso, il rischio Vesuvio. Ma sarà solo questo il motivo? Ecco qualche stralcio dell’intervista comparsa sul mediano.it ad Ugo Leone, presidente dell’Ente Parco Nazionale Vesuvio.

Intanto, “il rischio – illustra Leone – è dipendente dal fatto che c’è un pericoloso vulcano ma il timore che il rischio si tramuti in calamità è dovuto al fatto che sono esposte a quel timore 580.000 persone e i loro manufatti. La popolazione è raddoppiata ma anche il numero delle costruzioni è notevolmente cresciuto. Questo crea una forte vulnerabilità, una forte esposizione al rischio vulcanico. Dal momento che noi non possiamo intervenire sulla probabilità che l’evento naturale accada e considerando il fatto che i vulcanologi ci dicono che il Vulcano è in quiescenza e ce lo dicono confortati dai dati, dobbiamo vedere come il rischio può progressivamente disinnescare la vulnerabilità del territorio. Un grosso contributo può essere dato dall’incentivazione della popolazione a trasferirsi; non può esserci nessun atto che obblighi le persone a trasferirsi, il piano d’emergenza prevede il trasferimento ma sotto un’emergenza appunto e quindi non lo prendiamo in questo momento in considerazione».

Come si può allora incentivare la popolazione a trasferirsi altrove?
«In Campania c’è un forte squilibrio tra la costa e l’interno della regione. Le zone interne della Campania sono un patrimonio, progressivamente svalorizzato dall’emigrazione, verso la costa e verso il resto del mondo. Questo tipo di situazione comporta anche l’individuazione di un ambito territoriale che, con opportuni incentivi, potrebbe accogliere quella parte di popolazione che spontaneamente decidesse di lasciare la costa. Questo anche indipendentemente dal rischio vulcanico, la presenza infatti di un così grande squilibrio tra costa e interno, richiederebbe una pianificazione d’uso del territorio diversa da quella attuale e che miri appunto a un riequilibrio, decongestionando una fascia suburbana, che i geografi individuano da Quarto a Castellammare e che è inclusa tra due realtà fortemente critiche dal punto di vista vulcanologico, i Campi Flegrei e il Vesuvio. Bisognerebbe dunque creare, nelle zone interne, soprattutto nelle province di Avellino e Benevento, quegli incentivi reali, capaci di trattenere o addirittura attrarre popolazione».

Lei quindi immagina uno spostamento verso le province di Avellino e Benevento, perché non nel Casertano o nel Salernitano?
«Io non vedo di buon occhio quest’ipotesi perché verrebbe a saldare le due province più urbanizzate, quella di Caserta e quella di Napoli, mentre il Salernitano ha una doppia faccia, quella costiera e quella interna che io non andrei a turbare nella sua grande capacità di conservazione di identità culturale, nel senso più ampio del termine”.

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