Vai al contenuto
Entroterra

periodico di cultura del territorio – diretto da Orlando Vella

Menu principale
  • Menu del Portale
    • Home
    • Gerenza
    • Contatti
    • Collabora
    • Sostieni
    • I nostri banner
    • Notiziario PDF Stampabile
  • Ass. Via Tratturo
    • Tratturi e Transumanza
    • RT Pescasseroli-Candela
    • Territori Attraversati
    • Itinerari Turistici
    • Offerte “Via Tratturo”
    • Mappa
  • Itinerari Turistici
    • Molise
    • Sannio
    • Irpinia
    • Puglia
  • Prodotti e Produttori
    • Prodotti della Terra
    • Operatori Turistici
    • Artigianato Locale
  • Territorio
    • Amici del Territorio
    • Eventi del Territorio
  • Ass. Cittadini Sanniti
  • Tutti gli Articoli
    • Tutti gli Articoli
    • Ultime Notizie
    • Primo Piano
    • Economia e Lavoro
    • Reportage
    • Approfondimenti
    • Cultura e Società
    • Interviste
    • Lettere
    • Sport
  • Home
  • Altre due terre abitate esistevano nel tenimento “vastissimo” che è ora di San Giorgio la Molara: S. Andrea e Pietramaggiore
  • Cultura e Società
  • Prima Pagina
  • San Giorgio la Molara
  • Ultime Notizie

Altre due terre abitate esistevano nel tenimento “vastissimo” che è ora di San Giorgio la Molara: S. Andrea e Pietramaggiore

orlandovella 18 Agosto 2012 6 minuti letti
Il Castello

Le iscrizioni più antiche, che pure ci sono e parecchie, sono tutte sepolcrali e private rinvenute in prossimità del Tammaro (principalmente nei fondi Fragnito), riportate senza alcun commento da Mommsen in (Inscriptiones regni neapolitani latinae) e Guarrucci in (Monumenta Ligurum Baebianorum), da queste si capisce che gli antichi dovevano stare in basso, in località più prossima al fiume nella valle di Calise (*Sanctam Mariam in Calisi). Successivamente con le invasioni barbariche e le devastazioni gotiche e saraceniche, si cominciarono ad edificare i borghi, a guisa di nidi di rondine, sui siti più inaccessibili e facili alla difesa.

San Giorgio La Molara (**Sancti Giorgii de la Molinaria): divenne, per la sua posizione strategica, il più grande dei paesi nei dintorni, fino a raggiungere 5878 abitanti nel 1790, cifra non mai più superata, anzi diminuita, nelle epoche anche successive.

E’ a partire dall’ XI secolo che si trovano maggiori informazioni delle antiche “terre abitate” dell’attuale territorio di San Giorgio La Molara: S. Andrea e Pietramaggiore (nelle più antiche carte conosciute col nome di S. Andreae de Molinara e Preta Maiori.

S. Andrea esisteva nell’epoca normanna, e faceva parte della Contea di Ariano. Passò poi alla baronia di Montefusco. Nella bolla di delimitazione del territorio beneventano (1350) è chiamato Castrum S. Andreae de Molinara. Poi decadde, e fu ridotto alle proporzioni di un semplice casale, che rimaneva sulla parte sinistra del Tammaro. Esisteva ancora al 4 agosto 1585, quando Antonio Carafa vendè a Giampaolo Cossa, duca di S. Agata, la terra di S. Giorgio la Molara ed i feudi di S. Andrea e Pietramaggiore con le loro “ville seu casali et signanter palazzo della Corte terraggi di S. Andrea e Pietramaggiore, lo campo delli monaci, Mazzocca”. Dai cedolari di Principato Ultra risulta che nel 1549 fu tassato per S. Andrea uno Scipione Carafa. È ignoto quando scomparve questo casale dal novero dei luoghi abitati.

Pietramaggiore ebbe maggiore importanza; stava anche sulla sinistra sponda del Tammaro tra l’attuale S. Giorgio e Paduli, e veniva chiamata Preta muiure, per distinguerla da Preta pucina situata dirimpetto, sulla opposta sponda dello stesso fiume (evidentemente l’attuale Pietrelcina). Dipendeva dal Conte di Ariano. Nel 1137 fu presa dal Duca Rainulfo, al quale si sottomise Roberto di Pietramaggiore, barone del conte di Ariano. Nel 1138, mentre Re Ruggiero si accampò al Ponte Valentino, il Duca Rainulfo era nelle vicinanze di Pietramaggiore: ” Dux autem nominatus Raynulphus, et erat prudentia animi, in finibus morabatur Praetemaioris, pertractans, ut castellum Apicis, quod Rex minabatus obsidere, virtute, et animo se illud liberaret “.

Il Re Ruggiero si portò sulla sponda destra del Tammaro, occupò tutte le relative contrade, diede a sacco ed a fuoco tutti i paesi e poi, prendendo alle spalle il nemico, occupò S. Giorgio e Pietramaggiore, verso la fine dello stesso anno 1138.

Sotto Guglielmo II (1173-1185) il feudo di Pietramaggiore era posseduto dalla Corte, che lo aveva tolto ad Ugo, figlio di Fulcerio, ed a Simone, figlio di Ruggiero e stava nella baronia di Montefusco. Ugo rimase in possesso di pochi villani e del feudo di S. Andrea.

Catalogo dei baroni: “N. 426. Curia tenet in demanium feudum duarum militum, quorum augmentum sunt milites IV, quod tenuit Hugo filius Fulceri, de Simon filius Rogerii in Petra Maiori “. N. 427. ” Hugo filius Fulceri dixit, quod tenet in Petra maiori villanos XV et cum augmento obtulít militem unum. Et in Sancto Andrea, etc.”.

Nell’ordinanza di Carlo I d’Angiò dell’8 luglio 1269 per la riedificazione e l’armamento del Castello di Crepacore trovasi requisita Pietramaggiore per il contingente di tre fantaccini armati ed otto operai: “rervientes 3 et alios homines cum zappis 8”.

Figura nuovamente il paese Pietramaggiore nella bolla del 1350, ed è chiamato Castrum Praetemaoris, tra S. Andrea e Paduli.

Della baronia di Montefusco appartenevano anche S. Andrea di Molinara, Paduli, Fornonovo, Monteleone, nella bolla del 1350 i diversi paesi vengono segnati l’uno appresso l’altro con esattissima geografica precisione e, quindi dopo S. Giorgio v’è S. Andrea, poi Pietramaggiore, quindi Paduli, col sobborgo o casale di S. Arcangelo, più appresso Montemale, Tenchiano, etc.. quindi Montefusco coi casali, e poi Tufo, etc.

Nel 1440 Pietramaggiore esisteva ed era di una certa entità perché poteva alloggiare gran numero di armati. Era l’epoca della guerra tra Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò per la successione del reame di Napoli.

Nel Diario di Monteleone, pag. 115; si legge che Renato lasciò Napoli entrò in Paduli il 1° febbraio 1440, che il Rosso Danese ed il Bozzo, quantunque nemici, lo complimentarono dei due cavalli e sei tazze di argento, e poi da Pietramaggiore vennero ad unirsi a lui con 300 fanti e mille lance per accompagnarlo a Lucera, “dove la compagnia del Re tutta per essere venuta sempre sopra la neve patì molte enfiature di gambe e di piedi”.

Pietramaggiore soffrì molto nel trremoto del 1456, fu distrutta e ridotta allo stato di casale. Così esisteva ancora nel 1585 sotto il dominio di casa Carrafa; dove passò ai Cosso di S. Agata, e poi ai Caracciolo di Torrecuso. Il 15 settembre 1639, in occasione del pagamento di un “relevio” per il feudo di Pietramaggiore, fu fatta una esatta descrizione della località, e fu detto che un miglio verso mezzogiorno dal principio del feudo si trovava un castello finito. Dal che è chiaro argomentare che nel 1639 già non esisteva più il casale, e v’era rimasto solo il castello, del quale tuttavia s’osservano pochi ruderi. Confinava col bosco di Mazzocca, con Ginestra, Buonalbergo e Terraloggia dirimpetto. Però Pietramaggiore faceva parte del territorio di S. Giorgio la Molara fin dal 1549, e forse da molto prima. Infatti nel rammentato “cedolario” del 1539 fu tassato Scipione Carafa per il feudo di Pietramaggiore con questa iscrizione: “informatio introitum feudi Petrae majoris siti in territorio S. Georgii Molinariae, quod possidetur per Scipionem Carafa de Napoli”.

La unione fu sotto casa Carafa ed il casale di Pietramaggiore divenne dipendenza della Università di S. Giorgio la Molara, rimanendo però soggetto per la parte spirituale al Vescovo di Ariano, che nominava l’Abate rurale di Pietramaggiore, titolo che è anche adesso una delle dignità famose del clero di Ariano.

* Nella bolla di Dicembre 1084, datata da Salerno e sottoscritta dal celebre Gregorio VII, si conferma a S. Sofia, tra gli altri fondi e chiese, Sanctam Mariam in Calisi. Qui poi non v’è alcun dubbio, S. Maria di calise apparteneva a S. Sofia, e facilmente fu la nuova denominazione data ad antico pago nell’epoca Cristiana. Così si chiamava la contrada dove esistono i sepolcreti.

** nel 1350, S. Giorgio fece parte del territorio beneventano, giusta la bolla di Clemente VI da Avignone; e fu chiamato Castrum Sancti Georgi Molinari.

Informazioni sull'autore

orlandovella

Administrator

Visualizza tutti gli articoli

Navigazione articolo

Precedente: Particolare escursione campestre a San Giorgio La Molara il 19 Agosto
Successivo: CineFortFestival 24-26 agosto a San Giorgio la Molara

Storie correlate

img_20190503_095309
  • Prima Pagina

Quale alternativa al Glyphosate?

orlandovella 3 Giugno 2019
4a469bf2-c1d7-41da-b9bd-6aa17798d672_large
  • Prima Pagina

IL TRADITORE, di Marco Bellocchio (T.Buscetta, primo pentito mafioso)

orlandovella 2 Giugno 2019
testatanl-eventobruxelles
  • Prima Pagina

Esposizione di prodotti DOP IGP italiani nel Parlamento Europeo a Bruxelles

orlandovella 6 Aprile 2019
  • Airola
  • Ambiente
  • Amici del Territorio
  • Apice
  • Approfondimenti
  • Archivio Notiziari
  • Artigianato Locale
  • Benevento
  • Buonalbergo
  • Castelvenere
  • Cautano
  • Ceppaloni
  • Circello
  • Cittadini Sanniti
  • Colle Sannita
  • Cultura e Società
  • Durazzano
  • Economia e Lavoro
  • Entroterra Prima
  • Eventi del Territorio
  • Fragneto L'Abate
  • I Video
  • Interviste
  • Irpinia
  • Itinerari Turistici
  • Limatola
  • Main
  • Molinara
  • Montefalcone di V.F.
  • Napoli
  • Notizie dai Comuni
  • Operatori Turistici
  • Pago Veiano
  • Paolisi
  • Pietraroja
  • Ponte
  • Pontelandolfo
  • Prima Pagina
  • Primo Piano
  • Prodotti della Terra
  • Prodotti e Produttori
  • Puglianello
  • Reportage
  • Rotondi
  • S. Agata dei Goti
  • San Giorgio la Molara
  • San Marco dei Cavoti
  • Sannio
  • Sant’Arcangelo Trimonte
  • Santa Croce del Sannio
  • Sport
  • Tecnologia
  • Telese
  • Territorio
  • Tradizioni
  • Tutti gli Articoli
  • Ultime Notizie
  • uncategorized
  • Via Tratturo
  • Vitulano
  • Weekend Area Abruzzo (AQ)
  • Weekend Area Irpinia (AV)
  • Weekend Area Molise (IS-CB)
  • Weekend Area Puglia (FG)

1943 achille della ragione agriturismo amici arco di traiano benevento codere codere ES crisi cronaca Benevento cultura discarica domenico coduto fausto pepe francesco zeoli gaetano ferrara giovanni merliano guerra immonidizia interviste iran leggende libri maria pezzillo nicola cocchiarella occupazione operatori turistici paola pezzillo pino Registro Registro elettronico reportage rifiuti san giorgio la molara sannita San Salvatore Telesino santa croce del sannio Scuola streghe territorio Terzigno tumore del seno turismo vesuvio zizze

Potresti esserti perso

destruction-8221323_1280-1
  • I Video

Gaza: da “Campo di Concentramento” a “Campo di Sterminio” nel Silenzio Assordante dell’Europa.

orlandovella 26 Maggio 2025
  • I Video

In linea con le politiche dell’Unione europea: l’inerbimento degli oliveti aumenta il sequestro di carbonio e riduce le perdite di suolo dovute all’erosione.

orlandovella 22 Ottobre 2022
locandina
  • Entroterra Prima

LA BELLE ÉPOQUE, di Nicolas Bedos (L’amore tra passato e presente)

orlandovella 18 Novembre 2019
locandina
  • Entroterra Prima

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE, di Gabriele Salvatore (Una toccante storia vera)

orlandovella 31 Ottobre 2019
Giornale di cultura del territorio - codice ISSN 1970-755X Direttore Responsabile: Orlando Vella - Registrazione Testata: Tribunale di Benevento n. 20/2003 del 26 febbraio 2003 edito da Ecoprint Media - p.iva 01006480626 - via Airella 1 - San Giorgio La Molara (BN) - tel./fax 0824-273435 - IVA assolta dall\'Editore, ai sensi dell\'art. 74 del DPR 633/72 - Copyright © All rights reserved. | MoreNews di AF themes.