La coralità è un fenomeno complesso che intreccia tecnica vocale, psicologia di gruppo e tradizione locale.
Dal senso di comunità alle nuove energie associative: l’esempio di San Giorgio la Molara
La coralità si manifesta in un’orchestra, in un teatro, in una scenografia: in tutto ciò che genera armonia e unione di intenti. Ma si rivela, specialmente, nelle catene umane animate da scopi solidali e costruttivi. Le stanze della coralità possono essere infinite, e si collocano di frequente in quei contesti immateriali dove l’individualità cede il passo al bene comune, dove il particolare incontra il collettivo.

L’uomo, è risaputo, è un animale sociale. Lo dimostrano le primissime forme di aggregazione risalenti agli esordi della vita sulla Terra, quando l’istinto suggeriva che l’unione proteggeva dai pericoli e moltiplicava le forze nella lotta per la sopravvivenza. Nel tempo, i legami umani hanno assunto connotazioni di vicinanza sempre più raffinate, dando vita a relazioni in continua evoluzione. In tempi remoti, ma a noi decisamente più prossimi, negli aggregati umani si andò consolidando la rete delle parentele. Persino dopo l’ondata migratoria dell’ultimo dopoguerra, si continuò a mantenere un forte legame emotivo con i parenti espatriati attraverso una corrispondenza regolare, per quanto il viaggio delle lettere fosse lentissimo.
Oltre alla centralità dei ceppi familiari, nelle piccole realtà esistevano altre forme di relazione profonda basate sull’affetto e su vincoli quasi inviolabili, come i rapporti tra fratelli di latte o tra padrini di battesimo. Anche il vicinato era tenuto in grande considerazione e si traduceva in forme continue di collaborazione nelle piccole e grandi attività quotidiane: una solidarietà spontanea che si può leggere come un’anticipazione delle future cooperative.

La coralità è andata così evolvendosi, abbracciando culture, provenienze e ideologie. Ci furono stagioni in cui la passione per la politica muoveva intere comunità: le sezioni si moltiplicavano e raccoglievano consensi attraverso una dialettica appassionata e travolgente, vera antesignana del tifo sportivo più sano. Oggi, in generale e anche nei piccoli centri, si registra una forte disaffezione verso la politica. Di contro, prendono vita nuove forme di aggregazione. Negli ultimi tempi, come osserviamo direttamente a San Giorgio la Molara e nei territori limitrofi, assistiamo a una significativa crescita del tessuto associativo. Al suo interno nascono talvolta iniziative che vanno oltre gli scopi originari dei gruppi, come accade nel Gruppo Fratres Donatori di Sangue con l’attivazione di un proficuo laboratorio teatrale e ultimamente anche un laboratorio di disegno.

Ruoli centrali nel tessuto sociale contemporaneo sono svolti dalla Pro Loco e dal Forum Giovanile, vere fucine organizzative di appuntamenti consolidati come “Natale a la Terra”, “Corri San Giorgio” e “Augusto a ‘la Terra”. Sempre in sinergia con le associazioni, si rinnova ogni anno l’appuntamento con “TraMonti e Suoni”, giunto quest’anno alla sua seconda edizione e “BirraLand” con la presentazione di nuovi talenti. La manifestazione propone una sintesi armoniosa tra paesaggio, musica e arte, favorendo la riscoperta di scorci mozzafiato attraverso escursioni e momenti musicali: un’esperienza che, per meraviglia e contemplazione, richiama alla memoria il Cantico delle Creature di San Francesco.
Assimilabile per il forte legame con la natura è l’appuntamento annuale con la Transumanza, promosso in primis dall’Oratorio Concetta Blatta con il sostegno di enti e associazioni di categoria. Attraverso gesti e rituali antichi – come la tosatura e la cardatura della lana o il lavaggio delle pecore nel fiume Tammaro – si rinnova un’eredità viva ed evocativa, ricca di valore educativo per i giovani che vi assistono.

A San Giorgio la Molara passato e presente si intrecciano di continuo. Ne è testimonianza la recente intitolazione di due vie cittadine, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, a Tommaso Bucciano e ad Antonio Gallarello, figure di grande rilievo meritevoli di memoria. Un dialogo costante tra storia, territorio e futuro che si arricchisce di nuovi progetti, come la prossima apertura del Museo de’ la Terra presso l’ex Convento dei Domenicani. L’Auditorium del complesso, già sede della Permanente di Nicola Ciletti, ospiterà questa volta un percorso d’arte visiva con le opere di importanti artisti della fotografia: la mostra racconterà il progetto nazionale FIAF 2025–2026 “Agrosfera”, dedicato al complesso rapporto tra uomo, territorio e ambiente.
Tutte queste manifestazioni non solo rafforzano il senso di appartenenza, ma diventano volano per il turismo e la valorizzazione dell’economia locale, in un circuito virtuoso che mette in luce le eccellenze del territorio. In questo quadro va sottolineato il valore fondamentale della Parrocchia e dei gruppi ad essa legati, sempre attivi con iniziative di carattere benefico e sociale. Un punto di riferimento fondamentale è poi l’Associazione Anziani, propositiva e attenta al benessere fisico ed emotivo della terza età, così come l’Associazione “Lo Pagghiaro”, con la sua installazione scenografica tra i monti e il legato Museo degli Ardegni a Palazzo Muscetta, al cui interno è custodito anche il plastico del borgo antico.
È questa la bellezza sociale che anima San Giorgio la Molara e i paesi vicini. I momenti clou dell’anno, in particolare le stagioni estive, diventano grazie al lavoro delle associazioni un richiamo autentico alla condivisione. Sono le occasioni per “indossare l’abito buono”, riscoprire atmosfere di ieri e di oggi, custodire le tradizioni e rinnovarle con lo sguardo sempre aperto verso il futuro. Il tutto sostenuto e valorizzato dall’impegno costante delle istituzioni e delle Amministrazioni locali.





