Per due settimane il Borghetto di Pastene frazione di Sant’Angelo a Cupolo (BN) ha accolto giovani provenienti da Italia, Francia, Spagna, Irlanda e Turchia. Tra lavori, pasta fatta in casa, nuove amicizie e tante lingue diverse, il piccolo borgo sannita si è trasformato in un luogo di incontro e crescita condivisa.
«Pensavo fosse molto più grande». È una delle frasi che ricorre più spesso nelle interviste raccolte durante il laboratorio di giornalismo realizzato al Borghetto di Pastene. In fondo è normale: per molti dei ragazzi arrivati da Francia, Spagna, Irlanda e Turchia, Pastene era solo un nome letto su una mappa prima della partenza. Nessuno sapeva davvero cosa aspettarsi.
Per due settimane, però, quel piccolo borgo è diventato il centro della loro estate.

L’esperienza, promossa da Lunaria e ospitata dalla Cooperativa Immaginaria, ha portato a Pastene un gruppo di giovani europei con un obiettivo semplice: vivere insieme, dare una mano al Borghetto e conoscere persone provenienti da realtà completamente diverse.
Le giornate non sono passate chiusi in una sala conferenze. Al contrario. C’era da sistemare l’area del barbecue e del falò, da pulire, dipingere, fare giardinaggio, costruire sedute e rendere alcuni spazi più accoglienti. Un lavoro concreto, svolto sotto il sole di luglio, che ha permesso ai ragazzi di lasciare un segno visibile del loro passaggio.
Ma basta leggere le loro risposte per capire che il ricordo più forte non riguarda il lavoro in sé.
Rocco, dall’Italia, racconta di aver partecipato perché crede sia una buona idea aiutare gli altri. Marcello, sempre italiano, è arrivato a Pastene grazie al consiglio di un amico. Lorenzo, dall’Irlanda, cercava un’occasione per conoscere persone di altri Paesi e aprirsi a culture diverse. Rémi, dalla Francia, voleva semplicemente vivere un’esperienza nuova. Elena, dalla Spagna, ha scelto questo progetto perché desiderava qualcosa di diverso da un normale campo estivo.
Motivazioni diverse, stessa destinazione.
Uno dei momenti che mette tutti d’accordo è il laboratorio di pasta fresca. Non importa la nazionalità: italiani, francesi, spagnoli, irlandesi e turchi lo citano tra le attività più belle dell’esperienza. Impastare, cucinare e mangiare insieme si è rivelato uno dei modi più semplici per rompere il ghiaccio e creare legami.
Anche le prime impressioni su Pastene sono molto simili. Quasi tutti lo descrivono come un luogo piccolo e tranquillo. Alcuni, come Leire dalla Spagna, ammettono che all’inizio non erano del tutto convinti. «Non sembrava il mio posto», racconta. Poi, giorno dopo giorno, qualcosa è cambiato. Le attività condivise, il tempo trascorso insieme e l’atmosfera del gruppo hanno fatto il resto.
Salomé, dalla Francia, è rimasta colpita soprattutto dagli abitanti del paese. Non per grandi gesti o eventi particolari, ma per una cosa molto semplice: il tentativo continuo di comunicare. Anche quando mancavano le parole giuste o una lingua comune, c’era sempre qualcuno disposto a fermarsi, fare una domanda, scambiare due battute o semplicemente strappare un sorriso.

Per Mira, arrivata dalla Turchia, la parte più bella è stata conoscere persone provenienti da culture diverse. Un pensiero condiviso anche da Anouk, che vede in queste esperienze un modo per creare amicizie che vanno oltre i confini e le differenze. Can, invece, riassume tutto con due parole: lavoro di squadra.
Ed è forse proprio questa l’espressione che racconta meglio ciò che è successo al Borghetto nelle ultime due settimane.
Ragazzi che fino a pochi giorni prima non si conoscevano hanno lavorato insieme, mangiato insieme, riso insieme e imparato qualcosa gli uni dagli altri. Hanno scoperto che si può costruire un’amicizia anche senza parlare perfettamente la stessa lingua e che spesso bastano la curiosità e la voglia di mettersi in gioco.
Il 15 luglio il gruppo ha salutato Pastene e ha fatto ritorno a casa. Ha lasciato un Borghetto più curato, con spazi migliorati grazie al lavoro svolto durante il progetto. Ma ha lasciato anche qualcosa di meno visibile: ricordi, relazioni e un piccolo pezzo d’Europa in un borgo del Sannio che, per due settimane, è stato molto più di un semplice punto sulla cartina.





