Resti di edificio emerso a Monte La Guardia (San Giorgio La Molara) dal web.
Un viaggio appassionato e controcorrente tra la cartografia antica, il culto di Mefitis e la scoperta delle cinte murarie sannitiche. L’archeologo casertano racconta le sue intuizioni e la necessità di restituire un’identità culturale ai territori dell’entroterra.
In un’epoca in cui la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale si scontrano spesso con l’incalzare delle infrastrutture moderne — impianti eolici, fotovoltaici e ripetitori che minacciano di cancellare per sempre i tratti originari del paesaggio antico — emerge la voce e la passione dell’archeologo dott. Domenico Caiazza.
In una conversazione telefonica densa di spunti storici, topografici e antropologici con la redazione della testata e il progetto culturale Entroterra, lo studioso (classe 1953) ha tracciato il quadro di decenni di ricerche sul campo condotte tra il Sannio, la Campania interna e l’Alta Irpinia. Un’attività scientifica guidata da un approccio rigoroso e “geometrico”, che talvolta ha sovvertito consolidate “verità” storiografiche e stratificazioni accademiche secolari.
La svolta topografica: dalla Lucania della Mesogaia (o terra di mezzo) all’Appia reale
L’archeologia praticata da Caiazza non si accontenta delle teorie consolidate o dei “segmenti a linea retta” tracciati sulle mappe da una storiografia astratta. «La topografia si fa individuando con esattezza, con puntualità i siti», spiega lo studioso.
Tra i principali contributi scientifici emersi nel corso del dialogo:

- La Lucania della Mesogaia: Negli Atti del convegno di studi etrusco-italici (tenutosi tra Caserta, Santa Maria Capua Vetere e Teano nel 2007 e pubblicati nel 2009), Caiazza ha dimostrato l’esistenza di un’aggregazione sacro-politica: uno Stato repubblicano modellato sulle anfizionie greche strette attorno a un bosco sacro (lucus, da cui Lucania). Tale territorio si estendeva dai piani di Sant’Arcangelo Trimonte fino a Venafro. Ad esso vanno riferiti eventi come la battaglia di Maleventum — avvenuta sotto il Monte Malo, nome poi passato al paese e mutato in Sant’Arcangelo — o la morte del console Marcello, ucciso in Lucania mentre faceva il bagno nel Calore (il cui corpo, restituito da Annibale, fu onorato e sepolto a Beneventum).
- L’organizzazione statale sannitica: Lo studioso ha riconosciuto e documentato una fase monarchica degli Stati sanniti (storicamente negata dai più), seguita dalla successiva trasformazione in forme repubblicane sotto l’influsso greco.
- La riscoperta della Via Appia: Un lavoro di ricostruzione topografica puntuale, condotto passo dopo passo, ben diverso dalla tendenza di certo mondo accademico a riciclare e triturare notizie senza un reale riscontro sul terreno.
- L’esatta ubicazione di Compsa: Caiazza contesta la classica identificazione dell’antica Compsa sannitica con Conza Vecchia, dove i resti archeologici testimoniano unicamente un impianto d’epoca romana (colonia). L’insediamento sannitico, ampio e dotato anche di acropoli, risiedeva in realtà nelle fortificazioni di Monte Oppido a Lioni, di cui lo studioso è riuscito a ricostruire l’esatta conformazione dei muri di cinta e delle postierle.
- L’odissea di Orazio e l’oppidum dei Trevici: Tra le novità di prossima pubblicazione sulla rivista online Territori delle Culture (Centro Universitario per i Beni Culturali di Ravello), spicca l’identificazione — definita da Caiazza con “dimostrazione trigonometrica” — del celebre oppidum citato da Orazio nel suo viaggio da Roma a Brindisi, situato nel cuore della Baronia.
La de-mitizzazione di Mefitis: la dea delle acque e consorte di Giove
Uno dei contributi teorici e storico-religiosi più radicali offerti dall’archeologo riguarda la figura della divinità italica Mefitis.

Contro l’equazione semplicistica e diffusa che riduce Mefitis a mera “dea della puzza” o tutrice delle sole acque sulfuree e letali, Caiazza evidenzia come nel mondo indoeuropeo e italico la dea incarnasse in realtà la fertilità e la totalità del potere sulle acque (sia vitali che letali):
- Acque mortali e acque vitali: Mefitis è legata sia ai fumi solforosi (come alla Mefite d’Ansanto e alle bolle della Malvizza presso Casalbore), sia alle sorgenti limpide e pure, quali la sorgente della Madonna di Rossano in Lucania, fonte di acqua limpidissima legata al parto e alla rigenerazione della vita.
- La paredra (consorte) di Giove: Sulla scorta delle iscrizioni di Rossano di Vaglio (dove Mefitis è invocata come Regina), Caiazza confuta la tesi di storici come E.T. Salmon. Nell’immaginario mitico indoeuropeo, il sovrano degli dei non poteva essere “scapolo”: così come Uni lo è per gli Etruschi e Giunone per i Romani, Mefitis era la legittima consorte e compagna di Giove presso le popolazioni italiche e sannitiche.
Mappa topografica e scoperte chiave di Domenico Caiazza
| Sito / Tema | Interpretazione Tradizionale | Ricostruzione e Scoperta di Caiazza |
| Monte Oppido (Alta Irpinia) | Acropoli minore o isolata | Reale ubicazione della Compsa sannitica; individuazione delle cinte murarie esterne e postierle. |
| Culto di Mefitis | Divinità minore legata esclusivamente alle esalazioni solforose e malariche | Dea primordiale e regale delle acque (vitali, limpide e mortali); consorte (paredra) di Giove Italico. |
| Via Appia e Viabilità Antica | Tracciati ipotetici “per segmenti” e da punto a punto | Ricostruzione meticolosa del percorso reale tramite ricognizione aerea e topografica sul terreno. |
| Toponomastica Francone | Origini incerte di toponimi come Buonalbergo | Evidenza della presenza francigena (bon herberge, omologo del campano/lucano Buonabitacolo). |
| Oppidum dei Trevici (Orazio) | Collocazione incerta nei testi oraziani | Identificazione puntuale all’interno del territorio della Baronia. |
Attualità e tutela: il caso di Monte La Guardia (San Giorgio La Molara)


L’interesse dell’incontro tra l’archeologo e i promotori del progetto Entroterra è nato attorno al sito di Monte La Guardia, nel comune di San Giorgio La Molara (BN).
A seguito del reperimento in superficie di frammenti di ceramica a vernice nera — tipica produzione diffusa tra il II e i primi anni del I secolo a.C., considerata un’imitazione “popolare” o commerciale dei più raffinati vasi in bronzo etruschi —, il sito suggerisce la presenza di un importante oppidum o insediamento fortificato di epoca tardo-sannitica o repubblicana.

Caiazza sottolinea come, di fronte all’urgenza di proteggere i crinali dall’invasione di pale eoliche e infrastrutture invasive, la metodologia della ricognizione di superficie (field survey), l’analisi della fotografia aerea e la ripetizione delle osservazioni nelle diverse stagioni e ore del giorno (sfruttando le differenti inclinazioni della luce solare) siano strumenti indispensabili e non invasivi per censire, catalogare e tutelare la ricchezza archeologica prima che vada perduta.
Un impegno per il futuro dei territori
Nonostante le oltre sette decadi d’età e gli acciacchi della professione sul campo, Domenico Caiazza continua il suo lavoro con spirito di servizio verso le comunità locali: «Io ho sempre lavorato per i territori. Sono lieto di poter essere utile affinché i territori recuperino identità culturale, conoscenza e magari speranza».
Dalla toponomastica storica (come la spiegazione del nome Buonalbergo derivante dal francone bon herberge, stazione di sosta lungo le direttrici francigene) fino all’appello per una divulgazione scientifica rigorosa ma accessibile, la lezione di Caiazza rimane una pietra angolare: l’archeologia dell’entroterra non è una sterile raccolta di antichità, ma la chiave per rileggere il paesaggio e ridare voce alla storia profonda delle nostre comunità.





