La riconversione industriale in Germania necessita di un elemento psicologico che la giustifichi ed esso è rappresentato dal timore di una possibile invasione russa.
Nello scenario di guerra che devasta da più di quattro anni le regioni orientali dell’Ucraina si situa la grave crisi che attanaglia la Germania nel comparto dell’automotive. L’introduzione di nuove tecnologie per la propulsione dei veicoli e la concorrenza cinese fanno ormai mancare la terra sotto i piedi agli storici marchi automobilistici tedeschi. L’industria automobilistica teutonica sembra essere piombata in una crisi di cui non si vede la fine e appare ormai irreversibile.
Per far fronte alla preoccupante situazione del settore della produzione di automobili, il governo tedesco ha deciso una pesantissima operazione di riconversione industriale. Parte delle fabbriche sarà riconvertita in modo da produrre armamenti. La Germania sarà trasformata – per ammissione dello stesso governo di Berlino – nel Paese con il più potente esercito convenzionale in Europa. Non è difficile immaginare che, una volta impiantata, l’industria bellica tedesca accetterà commesse dagli altri Stati occidentali che verranno finanziate da un generalizzato incremento della spesa per gli armamenti, come più volte richiesto dagli Usa e dai vertici della Nato.
Ricapitolando, ci sarà una maggiore richiesta di armi di tutti i tipi che – una volta portata a termine la riconversione industriale tedesca – in Europa verranno fabbricate soprattutto dalle industrie del Paese del cancelliere Friedrich Merz. Si stimolerà in questo modo l’avvio di un circolo virtuoso (o vizioso) che tuttavia ha bisogno di un innesco. Il meccanismo non può funzionare senza una legittimazione di ordine geopolitico che possa giustificare l’epocale trasformazione del sistema produttivo tedesco con il contestuale disinvolto abbandono della pluridecennale narrazione dell’Eu come un’organizzazione sovranazionale che promuove la pace.

L’elemento psicologico che può bellamente indurre i Paesi occidentali e soprattutto i cittadini ad accettare un così drastico mutamento di paradigma è la narrazione che Mosca stia preparando l’invasione dell’intera Europa. Creare e alimentare lo spauracchio russo è l’unico sistema in grado di giustificare il potenziamento dell’industria bellica in Germania e far accettare ai cittadini tedeschi la pesante riconversione industriale. Del resto sembra una strada obbligata per evitare le secche della stagnazione del settore industriale dell’automobile – sino a pochi anni fa tra quelli trainanti dell’economia tedesca – e riuscire così a preservare posti di lavoro e trovare nuovi mercati.
Se a questa operazione di trasformazione strutturale dell’economia tedesca si somma la constatazione che la Germania è certamente la Nazione più influente all’interno dell’Ue che può decidere e determinare le politiche comunitarie, è facile tirare le somme.
La Germania mai come in questo momento ha bisogno della Russia ed è nel suo interesse alimentare la paura di una possibile prossima invasione anche del territorio tedesco da parte delle truppe di Mosca.





