Un viaggio sull’Appennino campano, tra i ruderi medievali di Pietramaggiore, le storiche vie della transumanza locale e l’abbraccio tecnologico di un moderno parco eolico.
C’è un luogo, nel cuore del Sannio, dove i confini geografici sembrano sfumare in un orizzonte infinito e il passato dialoga senza sosta con la modernità. Siamo a San Giorgio La Molara, in provincia di Benevento, nel punto più alto dell’entroterra campano. Qui, a circa 800/1000 metri di altitudine, la terra si restringe in uno spartiacque naturale situato alla medesima distanza tra il Mar Tirreno e il Mar Adriatico. Un territorio costantemente accarezzato – e a tratti sferzato – da un vento vigoroso che ne ha disegnato il destino, rendendolo la culla di uno dei parchi eolici più grandi d’Italia.
In questa cornice di archeologia industriale e natura incontaminata sorge l’Azienda Agrituristica Castello (tramandata da padre Vincenzo in figlio Mario Bollecchino) una struttura a conduzione familiare che dal 2001 accoglie i viaggiatori unendo l’ospitalità rurale a una profonda valorizzazione del territorio.
Il Monte Telegrafo a cavallo: una vista a 360 gradi

L’esperienza più autentica per comprendere l’anima di questo luogo inizia in sella a un cavallo, percorrendo il silenzioso “tratturello dello spartiacque”, un’antica via legata alla transumanza del posto. Man mano che gli zoccoli avanzano lungo il sentiero, lo sguardo spazia contemporaneamente sulle valli laterali, regalando un senso di libertà totale.
Il punto di arrivo di questa ascesa è il toppo più alto, noto ai locali come Monte Telegrafo. È qui che si può incontrare Donato, un pastore del luogo che custodisce la memoria di queste colline insieme al suo gregge. Dalla cima del monte, il mondo si svela a 360 gradi: l’occhio corre lungo le pale eoliche che girano maestose e silenziose, simboli della tecnologia contemporanea, e poi torna a posarsi sulla roccia sottostante, dove riposa la storia.
Pietramaggiore: tra leggende di imperatori e ferite della terra

Dall’alto del monte cosiddetto “Telegrafo” si staglia nitido il profilo del “Castello”, l’antica fortezza che dà il nome alla contrada e all’agriturismo. Oggi non è più una residenza rustica, ma uno sperone di roccia avvolto dai resti murari, custode di aneddoti e vicende secolari.
La leggenda popolare vuole che proprio tra queste pietre l’imperatore Federico Barbarossa avesse stabilito una dimora segreta per le sue fughe romantiche. Al di là del mito, però, le fonti storiche documentano l’importanza cruciale di questo antico borgo, un tempo chiamato Pietramaggiore. Nel 1137 queste terre furono il teatro di sanguinosi scontri medievali tra il Duca Rainulfo e Re Ruggiero. Secoli dopo, nel 1440, Pietramaggiore era ancora un centro vitale e strategico, tanto da riuscire a ospitare un imponente contingente di truppe durante la guerra dinastica tra Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò.
A spezzare per sempre la grandezza del borgo fu il catastrofico terremoto del 1456, che lo ridusse a un semplice casale. Da allora, il declino fu inesorabile: una cronaca del 1639 descriveva il sito come un luogo dove ormai non restavano che “pochi ruderi” di un antico e glorioso castello. Oggi, l’area archeologica – situata a soli 200 metri dall’agriturismo – offre ai visitatori un suggestivo percorso tra i resti della fortificazione normanna e un paesaggio rurale che richiama ancora le geometrie della centuriazione romana.
L’Agriturismo Castello: un presidio di autenticità

La comunione tra storia e territorio non si esaurisce nella passeggiata archeologica, ma prosegue a tavola e nell’accoglienza dell’Agriturismo Castello. La struttura fa della genuinità il suo marchio di fabbrica, proponendo un menu rigorosamente a chilometro zero basato sui prodotti dell’azienda agricola. Tra le specialità spiccano le serate conviviali “Montagne di Carne”, dedicate agli amanti della cucina rustica e delle grigliate alla brace.
Per chi desidera fermarsi e ascoltare il silenzio della montagna sangiorgese, l’agriturismo offre camere accoglienti e panoramiche. Inoltre, il maneggio interno organizza lezioni di equitazione naturale ed escursioni guidate, mentre durante l’estate la struttura diventa un punto di riferimento educativo per i più giovani grazie al “Rangers Camp”, un campo estivo immersivo incentrato sul rapporto empatico con i cavalli e sulla vita all’aria aperta.
A pochi chilometri si trova anche il suggestivo Lago di San Giorgio La Molara, perfetto per una sosta relax. Visitare questo angolo di Sannio significa, in definitiva, fare un viaggio nel tempo: un’esperienza dove la maestosità della natura, i segreti del Medioevo e le nuove frontiere dell’energia pulita convivono sotto lo stesso, immenso cielo.





