Panorama di Colle Sannita, 2.143 abitanti. Paese che diede i natali a Francesco Flora (da Wikipedia)
Da Morra Irpino (attuale Morra De Sanctis) a Colle Sannita, l’eredità civile e culturale di due maestri del Mezzogiorno per guidare il riscatto delle aree interne.
Unire i territori attraverso le radici
Conoscere e valorizzare le persone e i territori delle aree interne significa, prima di tutto, andare alla ricerca delle nostre radici, siano esse nella storia recente o in quella più lontana. Significa dare voce alle comunità che vivono e operano nei piccoli borghi e nelle campagne: realtà ancora vive, ma spesso ferite da un esodo giovanile che sembra senza fine.
Tuttavia, è proprio da qui che bisogna ritrovare la forza e il coraggio per un’inversione di rotta. Come? Facendo rete, stringendo alleanze e gemellaggi, e seguendo l’esempio di uomini illustri che hanno fatto la storia d’Italia e che oggi rischiano di cadere in un oblio avvilente. È il caso dell’irpino Francesco De Sanctis e del sannita Francesco Flora: due figure straordinarie che ci suggeriscono un ideale gemellaggio tra l’Irpinia e il Sannio e, più nello specifico, un ponte culturale tra Morra De Sanctis e Colle Sannita.
Morra Irpino e Francesco De Sanctis

Morra Irpino ha dato i natali a Francesco De Sanctis, saggista, critico letterario e uomo politico, riconosciuto come il maggior storico della letteratura italiana. A Napoli, dove insegnava, partecipò insieme ai suoi allievi ai moti antiborbonici del 1848. Nel 1850 fu sospeso dall’insegnamento, arrestato e recluso nelle prigioni di Castel dell’Ovo per tre anni, fino a quando le autorità borboniche non lo espulsero dal Regno delle Due Sicilie.
Esule a Torino e in seguito docente al Politecnico di Zurigo, durante la spedizione dei Mille fu nominato da Garibaldi governatore della provincia di Avellino. Dopo l’Unità d’Italia, eletto deputato al primo Parlamento nazionale, fu più volte ministro della Pubblica Istruzione nei governi Cavour, Ricasoli e Cairoli, adoperandosi per estendere all’Italia unita la legge Casati, prima riforma organica della scuola. Nel 1934, in onore del suo figlio più illustre, la denominazione originaria di Morra Irpino fu cambiata in Morra De Sanctis.
Colle Sannita e Francesco Flora

Colle Sannita è invece la terra natale di Francesco Flora, critico letterario e poeta. Flora fu chiamato dall’Università di Bologna a ricoprire la prestigiosa cattedra di Letteratura italiana che era stata guidata per 44 anni da Giosuè Carducci (dal 1860 al 1906) e per sei anni da Giovanni Pascoli (dal 1906 al 1912). Flora mantenne quella stessa cattedra per dieci anni, dal 1952 fino al 1962, anno della sua scomparsa.
Di formazione crociana, Flora fu fortemente avverso al regime fascista: pur di non tesserarsi al Partito Nazionale Fascista, rifiutò la cattedra universitaria e la nomina all’Accademia d’Italia.
Francesco De Sanctis: l’impegno civico e l’incontro con Leopardi

Nato a Morra Irpino nel 1817 e spentosi a Napoli nel 1883 all’età di 66 anni, De Sanctis ha consacrato l’intera esistenza alla letteratura, intesa come strumento di libertà individuale, emancipazione popolare e progresso civile. Fu un protagonista di primo piano nelle stagioni del nostro Risorgimento, dalla caduta dei Borbone alla costruzione dello Stato unitario attraverso la diffusione dell’istruzione pubblica.
La sua vita fu segnata da un incontro fondamentale e profetico avvenuto a Napoli nel 1836 presso la scuola di Basilio Puoti. Giacomo Leopardi, ascoltando con interesse una relazione del giovane studente De Sanctis, lo volle conoscere per complimentarsi. Al momento del commiato, il poeta recanatese gli disse: «Voi avete molta disposizione per la critica letteraria». Ricordando quell’episodio, De Sanctis scriverà: «Io non vidi più quell’uomo che aveva tracciato un così profondo solco nell’anima mia».
Tra le sue opere fondamentali spiccano i Saggi critici, il Saggio sul Petrarca, La poesia di Giacomo Leopardi, la celeberrima Storia della letteratura italiana e i capolavori autobiografici Un viaggio elettorale e La giovinezza.
Francesco Flora: il rigore morale e la dimensione internazionale

Nato a Colle Sannita nel 1891 e morto a Bologna nel 1962 all’età di 71 anni, Francesco Flora dovette farsi carico della numerosa famiglia a soli ventun anni, alla morte del padre Giuseppe. Laureatosi in Giurisprudenza, iniziò a collaborare con La Critica di Benedetto Croce, diventandone caporedattore e poi direttore.
A causa della sua opposizione al fascismo fu lungo emarginato in campo accademico. Ciononostante, opere come La poesia ermetica, la monumentale Storia della letteratura italiana in cinque volumi e i saggi su Foscolo, Leopardi, Carducci e Pascoli lo consacrarono tra i più grandi intellettuali del Novecento. Come socio dell’Accademia dei Lincei fu nominato direttore delle relazioni culturali con l’estero, tenendo conferenze in Sudamerica e in Unione Sovietica.
Aspetti inediti e intimi di due maestri
Le biografie di De Sanctis e Flora si intrecciano con due secoli di storia italiana: il Risorgimento e l’Unità nell’Ottocento; l’Italia antifascista, liberale e repubblicana nel Novecento. Entrambi furono animati da un’incrollabile fiducia nella parola e nella cultura, ed entrambi — da Roma o da Bologna — mantennero sempre un profondo e nostalgico legame con i loro paesi d’origine.
Vi sono però aspetti meno noti della loro produzione che meritano di essere riscoperti:

- Di Francesco Flora non tutti sanno che fu anche poeta e narratore, autore di raccolte liriche (Immortalità del 1921 e Canti spirituali del 1944) e di romanzi (La città terrena del 1927 e Mida il nuovo satiro del 1957), oggi purtroppo quasi introvabili.
- Di Francesco De Sanctis si ricorda il delicatissimo epistolario composto da 75 lettere scritte tra il 1856 e il 1883 a Virginia Basco, sua allieva prediletta a Torino. Nati come lezioni di scrittura, questi scritti rivelano una storia d’amore romantica e inconfessata. Virginia, più giovane di 19 anni, custodì le lettere fino alla morte (1916); vennero poi pubblicate nel 1917 per iniziativa di Benedetto Croce.
Le poesie e i romanzi di Flora, così come le lettere d’amore di De Sanctis, ci restituiscono il volto umano e segreto di due giganti della nostra cultura. Due conterranei da cui trarre lezione e motivo di impegno per riscattare le nostre comunità e i territori in cui viviamo.





