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Janare nel Sannio e janas in Sardegna, che abitavano le «domus de janas» (case delle fate)

Gaetano Ferrara 2 Giugno 2026 4 minuti letti
Interno di domus de janas di Musellos, scavata nella roccia, ad Ittiri.

Interno di domus de janas Musellos, scavata nella roccia, ad Ittiri (SS). Autore Autore iStock.com/Elio Villa

Benevento è conosciuta per essere la città delle streghe, che nelle contrade del Sannio vengono chiamate janare. Si credeva fossero donne nubili che vivessero da sole, con poche frequentazioni nell’ambito della comunità anche se in alcuni racconti diventavano mogli insospettabili. Si cospargevano il corpo con un unguento magico e poi prendevano il volo per darsi convegno sotto un noce che si trovava presso Benevento. Nell’ambiente rurale facevano dispetti ai contadini mettendo sottosopra il capanno degli attrezzi o facendo le trecce alle code delle vacche e dei cavalli, cavalcandoli per tutta la notte e lasciandoli nelle stalle sudati e spossati. Nelle case invece erano causa della sensazione di oppressione sul petto che le persone potevano avvertire mentre dormivano. A volte spostavano i neonati ancora in fasce da una parte all’altra della stanza o della casa oppure li torcevano, cioè facevano in modo da procurare loro dolore costringendo i loro arti ad assumere posizioni innaturali.

Origine del nome janara

Il nome deriverebbe dalle sacerdotesse dedite al culto della dea Diana che si innestava su quello di Iside, dea egizia venerata a Benevento in un tempio a lei dedicato. Entrambe le divinità erano legate alla magia, alla luna e alla notte. Alla figura di Diana infatti si sovrapponevano quelle di Ecate – che aveva a che fare con la luna, con la notte, l’oltretomba e la magia – e Proserpina, regina degli Inferi. Le sacerdotesse di Diana (dianarae) avrebbero atteso quindi ad un culto che avrebbe avuto a che fare con rituali magici e con la notte. Attraverso i secoli, subendo un fenomeno di aferesi, il termine dianarae sarebbe poi divenuto ianarae.

Stando ad un’ipotesi alternativa il temine proviene da Giano, il dio bifronte romano che sorvegliava le porte e le vie di accesso in quanto aveva un volto sulla parte anteriore della testa e l’altro sulla parte posteriore, sopra la nuca, con lo sguardo rivolto dall’indietro. Le streghe di Benevento nella tradizione contadina entravano nelle abitazioni proprio attraverso la porta di casa (in latino ianua, -ae) da cui il nome janara.

Busto di Giano bifronte conservato presso i Musei Vaticani

Le Janas in Sardegna

La radice latina del nome ricorre anche in un termine diffuso in Sardegna. Nel folclore sardo è presente la figura delle janas (che diventano bajanas o ajanas a Lodine, in provincia di Nuoro), donne di piccola statura dotate di poteri magici e capaci di volare. Passavano il tempo a tessere – ricordando in questo modo le Parche – per realizzare amuleti dai poteri magici.

Erano benevole e disposte ad aiutare chi chiedesse loro aiuto, soprattutto nel caso fossero bambini o puri di cuore, ma erano capaci di divenire vendicative qualora avessero ricevuto offese o fossero state anche solo guardate.

Le domus de janas

Le janas abitavano nelle domus de janas, altrimenti dette case delle fate. Sono sepolture ricavate nella roccia viva che riproducono in scala ridotta gli ambienti domestici e sono risalenti ad un’età prenuragica, a un periodo compreso tra il 4.400 a.C. al 2.000 a.C., corrispondente all’epoca che va dal neolitico recente sino all’età del bronzo antico. In esse venivano collocati i corpi o i resti dei defunti. Hanno delle aperture – porte e finestre – che danno all’esterno e presentano forme diverse, corrispondenti alle fogge delle dimore che si potevano rinvenire nello specifico contesto territoriale.

Le case delle fate erano considerate dei portali, dei punti di passaggio tra diverse dimensioni. Chi moriva vi veniva riposto per compiere il viaggio verso l’oltretomba e i familiari in vita potevano probabilmente ritornare nella sepoltura per far visita ai propri defunti e in questo modo transitare attraverso i due mondi.

Proprio perché il dio dei punti di transito, delle porte, dei luoghi di passaggio era Giano, da esso sarebbe derivato il termine janas, a indicare la capacità di questi essere di spostarsi da una dimensione all’altra.

Domus de Janas di Montessu, Tomba 7 (Mboesch – Opera propria – File originale – licenza CC BY-SA 4.0)
Interno di domus de janas di Musellos, scavata nella roccia, ad Ittiri.
Interno di domus de janas di Musellos a Ittiri (SS). Autore Elio Villa iStock.com/Elio Villa

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Gaetano Ferrara

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Due anime in perenne e irrisolvibile rapporto dialettico: una umanistica e letteraria e l’altra scientifica e analitica. L'una è preponderante rispetto all'altra ma si scambiano di posto in continuazione.

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Tags: ajanas bajanas casa delle fate Diana domus de janas Ecate Etimologia janara Iside janare janas necropoli Proserpina Sardegna streghe streghe di benevento

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