Ieri 16/09/2026 scontro acceso in Commissione Ambiente tra il deputato pentastellato Agostino Santillo e il Sottosegretario Barbaro. Riflettori puntati sul sito in amministrazione giudiziaria e sulle eventuali omissioni dell’amministrazione locale.
L’eco del drammatico incendio allo stabilimento Eco Energy di Airola infiamma il dibattito politico a Roma e fa tremare le istituzioni locali sannite. Nel corso di un’interrogazione parlamentare in Commissione Ambiente, il deputato del Movimento 5 Stelle Agostino Santillo ha espresso un duro e circostanziato atto d’accusa contro la gestione dell’emergenza da parte dell’esecutivo e le omissioni burocratiche del territorio.
Una bomba ecologica sotto sequestro custodita dallo Stato

Il deputato pentastellato ha smontato punto per punto la ricostruzione governativa, ricordando come il sito industriale si trovasse sotto sequestro giudiziario e in amministrazione controllata dal 2022, con un amministratore nominato direttamente dallo Stato.
Santillo ha denunciato anomalie gravissime nella gestione della struttura:
- Accumulo fuorilegge: nel capannone erano stoccati rifiuti plastici in quantità fino a 70 volte superiori al limite giornaliero consentito, una “bomba ad orologeria” nota a tutte le autorità preposte.
- Svuotamento ‘al contrario’: invece di smaltire la montagna di spazzatura accumulata in violazione delle norme, l’amministrazione giudiziaria si è occupata di mettere all’asta i mezzi d’opera e i macchinari. Proprio le attrezzature tecniche che sarebbero risultate fondamentali per contenere le fiamme e domare sul nascere i roghi.
- L’allarme inascoltato della Regione: Santillo ha ricordato che già a giugno la Regione Campania, allarmata dalle criticità del sito, aveva chiesto una fideiussione a garanzia. A soli due mesi di distanza da quella formale richiesta, l’impianto è andato a fuoco.
Le responsabilità locali e il meccanismo del silenzio-assenso
Sotto la lente d’ingrandimento vi è l’iter permissivo ed edilizio/urbanistico che ha consentito negli anni la stratificazione di tali volumi di stoccaggio nel tessuto cittadino. Tra le contestazioni emerse vi è l’uso spregiudicato del meccanismo del silenzio-assenso da parte degli uffici preposti: una modalità inerziale che ha consentito all’impianto di proseguire nelle attività senza che venissero posti veti, controlli stringenti o verifiche di impatto preventivo dal punto di vista della sicurezza antincendio e della salute pubblica.
Un silenzio burocratico che, secondo i detrattori dell’amministrazione locale, equivale a una precisa responsabilità politica e amministrativa nel non aver bloccato per tempo un’attività palesemente fuori norma e ad altissimo pericolo.
Le richieste per la Valle Caudina: bonifica immediata e piano straordinario
L’interrogazione parlamentare si è conclusa con una serie di pretese vincolanti presentate da Santillo a nome dei cittadini della Valle Caudina:
- Bonifica immediata: l’avvio senza ulteriori rinvii delle procedure di caratterizzazione e messa in sicurezza permanente dell’area PIP di Airola ex art. 242 D.Lgs. 152/2006.
- Controlli sui siti sotto sequestro: nuove linee guida nazionali volte a imporre la messa in sicurezza prioritaria di tutti gli impianti di rifiuti finiti in amministrazione giudiziaria, affinché la custodia dello Stato non si traduca in un lasciapassare all’abbandono.
- Audit sui sistemi antincendio: un monitoraggio a tappeto sull’efficienza delle misure di sorveglianza e prevenzione incendi in tutti i siti di stoccaggio della Campania.





