Castel del Giudice è un noto albergo diffuso nel Molise, nato dalla riqualificazione delle antiche stalle e case abbandonate del paese. Si chiama Borgotufi e offre ospitalità integrata all'interno del borgo antico.
Tra il bilancio positivo del Ministero e le sfide delle aree interne: perché non basta “sistemare il pianerottolo” per fermare lo spopolamento.
Il PNRR volge al termine e sorge spontanea una domanda: quale futuro attende i borghi che ne hanno beneficiato? Il Ministero della Cultura ha chiuso gli Stati Generali a Roma tracciando un bilancio positivo: oltre un miliardo di euro investito, più di 300 piccoli centri coinvolti e numerose imprese finanziate. Tra le realtà interessate spiccano i progetti avviati in Irpinia e l’esemplare modello di Castel del Giudice piccolo borgo montano di circa 300 abitanti situato in provincia di Isernia (Molise), a 800 metri di altitudine lungo l’Alto Sangro, al confine con l’Abruzzo. Negli ultimi anni il paese è diventato un modello nazionale di rinascita sostenibile e lotta allo spopolamento
Tuttavia, di fronte a questi numeri, ci si interroga sull’impatto reale di tali risorse e su come si procederà una volta esauriti i fondi. Il nostro territorio non necessita di assistenzialismo, bensì di una presenza istituzionale costante, capace di mettere in campo strategie mirate e di lungo periodo. Tra i principali obiettivi vi deve essere il consolidamento e l’acquisizione di nuove competenze orientate allo sviluppo locale, alla creazione di posti di lavoro e all’incremento della ricchezza diffusa. Si tratta di presupposti fondamentali per contrastare lo spopolamento e l’abbandono delle zone interne.
A questo scopo risulta cruciale l’efficienza delle Amministrazioni pubbliche, chiamate a individuare con precisione i bisogni prioritari e le peculiarità dei territori. Al contempo, serve una partecipazione attiva del tessuto associativo, delle imprese, del volontariato, del mondo della scuola e dei servizi.
Nelle nostre realtà, infatti, gli interventi si inseriscono spesso in un contesto di forte disparità, caratterizzato da disagi logistici e isolamento infrastrutturale. È indispensabile superare gli individualismi e i campanilismi, storici ostacoli alla crescita. Occorre maturare la consapevolezza che non basta curare il proprio spazio circoscritto, ma è necessario volgere lo sguardo all’intero contesto sociale e territoriale.
Così come in ambito familiare, anche nella gestione pubblica è fondamentale evitare gli sprechi, combattere il cattivo uso delle risorse e contrastare con fermezza i fenomeni di corruzione, spesso evidenziati dalle cronache.
In ultima analisi, la visione deve rimanere orientata ai giovani, per preservare le comunità da un graduale dissolvimento. Una società sana investe sulle nuove generazioni per istinto di conservazione e per un preciso dovere morale.
I fondi finanziari non devono rappresentare un punto d’arrivo, ma un punto di partenza: come quando si pianta un albero e si attende che dia frutti duraturi, non limitati a una sola stagione. Occorre promuovere un cambio di paradigma permanente, riscoprendo il senso di comunità e superando la metafora dell’isola autosufficiente. Non serve sistemare il pianerottolo di casa se, a pochi metri, la strada risulta impraticabile. Vale sempre il noto proverbio: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”.





