L’affinità tra il lavoro nei campi e l’edilizia fai-da-te, dove persino una zappetta rotta diventava un tirante per la vite
Tanti uomini di campagna dell’entroterra sannita – come di altre zone del sud Italia e dei Paesi del Mediterraneo – sapevano fare pure i muratori. Non di rado chi lavorava la terra aveva anche competenze nell’uso di materiali da costruzione e gli erano familiari gli strumenti che venivano abitualmente utilizzati nei lavori edili. Non era infrequente che gli agricoltori riuscissero a edificare le proprie abitazioni senza l’ausilio di ditte di costruzione ma facendo ricorso a manovalanza occasionale e avvalendosi, per le mansioni più delicate, dell’opera di un mastro muratore specializzato nell’esecuzione di specifici compiti. I contadini si facevano carico della responsabilità di dirigere i lavori e lavoravano essi stessi nel cantiere.
A differenza degli artigiani che si occupavano soprattutto della lavorazione di oggetti e in ogni caso non avevano dimestichezza con il suolo, con il terreno, tra il lavoro di contadino e quello di muratore vi è sempre stata una un’affinità. Erano inoltre i settori in grado di assorbire manodopera occasionale o stagionale e non era infrequente che il bracciante agricolo, quando le attività nei campi languivano, svolgesse anche la mansione di operaio edile e viceversa.
Le due nature – quella di contadino e di muratore – riuscivano spesso a coesistere nella stessa persona e a volte l’una teneva conto dell’altra. Capitava così che quando le zappette della fresa agricola – un macchinario che viene collegato al trattore per dissodare il terreno – si usuravano o si rompevano, venivano sostitute con ricambi nuovi ma le zappette rotte non si buttavano. Erano conservate accuratamente. Il motivo di questa abitudine risiedeva nella loro riutilizzabilità.

Le zappette presentano all’estremità un foro per il fissaggio tramite bulloni che poteva risultare molto utile. Quando, infatti, venivano realizzati i muretti in cemento per delimitare la proprietà dei poderi, le zappette spezzate o usurate venivano quasi interamente immerse nella malta facendo attenzione a lasciar fuori l’estremità col buco. Una volta che il muretto in cemento si fosse solidificato, quell’occhiello si sarebbe rivelato prezioso. Ad esso sarebbero state legate le corde in fil di ferro che avrebbero fatto da tiranti per i pali destinati a sostenere le campate del sistema di allevamento delle viti detto “a tendone”.






