A Benevento imprese, atenei e istituzioni si confrontano su infrastrutture, competitività e strategie per trattenere i giovani
Quello che vi proponiamo oggi è un articolo speciale: un reportage decisamente più lungo e approfondito rispetto ai nostri standard abituali, ma assolutamente necessario per restituire la complessità, i dati e lo spessore del dibattito emerso a Benevento. Guardare alle aree interne del Mezzogiorno non come a una periferia rassegnata, ma come a un laboratorio di innovazione e sinergia, accende una sincera speranza. L’auspicio e l’augurio profondo è che le proposte nate da questo perimetro non restino sulla carta, ma che il potenziale inespresso di questi territori possa finalmente tradursi in una crescita reale, duratura e paritaria, capace di offrire un futuro solido alle nuove generazioni direttamente nella loro terra d’origine.

A dare il via ai lavori è Janina Landau, giornalista di Milano Finanza – Class CNBC, che fin dalle prime battute rimarca come il destino del Mezzogiorno sia legato a doppio filo a una gestione efficiente dei fondi del PNRR. Il focus della giornata, significativamente intitolata “Mezzogiorno al centro”, ruota attorno a due pilastri fondamentali: gli investimenti territoriali sul capitale umano e il potenziamento delle infrastrutture, con particolare riferimento alla rete ferroviaria. Landau introduce i relatori mettendo in luce l’iniziativa di Pasquale Lampugnale, descritto come un imprenditore dal forte legame territoriale ma dalla lungimirante visione nazionale. La parola chiave della giornata è una sola: sinergia, intesa come collaborazione strategica tra aziende, istituzioni e un asse pubblico-privato finalmente operativo. La moderatrice introduce gli interventi nell’ordine come riportati di seguito.

Il Nodo delle Aree Interne / L’allarme di Mastella sui ritardi della Napoli-Bari
Il primo cittadino di Benevento, Clemente Mastella, va dritto al punto, auspicando che il tavolo porti a tracciare una visione reale – e non più sterilmente ideale – delle aree interne del Mezzogiorno. Il giudizio del sindaco sull’impatto del PNRR è sferzante: “Il Piano, finora, non è stato in grado di ridurre i divari territoriali.” Mastella contesta apertamente la gestione centralizzata dei fondi da parte di Roma, citando il caso emblematico del proprio Comune che, pur avendo preferito affidare 18 milioni di euro a Invitalia per accelerare le procedure, si è scontrato con gravi errori progettuali dell’agenzia governativa. Il sindaco definisce l’autonomia differenziata una seria minaccia alla dignità del Sud e lancia un monito sul rischio di un “effetto droga” del PNRR: i comuni rischiano di non avere le risorse per mantenere le opere una volta esauriti i finanziamenti straordinari. Infine, l’affondo sulle grandi opere: i ritardi sulla linea ferroviaria Napoli-Bari rischiano di far slittare la conclusione del cantiere al 2028.

Il Ruolo dell’Academy / L’impegno sociale delle Università
A fare gli onori di casa è il Rettore dell’Università Giustino Fortunato, Giuseppe Acocella, che esprime profonda gratitudine per un evento nato proprio dall’impulso di Pasquale Lampugnale. L’ateneo si candida a essere una fucina di studi e competenze pronte a supportare l’attività legislativa dell’intergruppo parlamentare per lo sviluppo del Sud. Ringraziando per il coordinamento organizzativo i professori Palumbo e D’Ambrosio, Acocella rimarca la necessità di superare la retorica sul Mezzogiorno per tradurre i dati del PNRR in riforme concrete. Il Rettore celebra inoltre la sinergia scientifica con il prorettore Fontana dell’Unisannio, spiegando che la cooperazione tra atenei è la chiave per trasformare il confronto sul Sud da “esibitorio a operativo”. Di fronte alle storiche critiche di un’università distaccata dal mondo reale, e salutando la presenza del senatore De Luca, Acocella riafferma il ruolo sociale dell’accademia nel costruire una “società degli eguali che a tutti garantisca le stesse possibilità”.

L’Analisi Economica / Il paradosso del post-2026 e la fuga dei cervelli
L’istantanea economica scattata da Carmelo Petraglia Professore di Economia Politica all’Università della Basilicata e consigliere scientifico Svimez, mostra luci e ombre. Se da un lato il PNRR ha generato una crescita “inedita” di PIL e occupazione al Sud, dall’altro restano nodi strutturali irrisolti: la fuga dei cervelli continua a correre (nessun saldo positivo di laureati negli ultimi 25 anni), il mercato del lavoro è sbilanciato sugli over-55 e i contratti restano a basso valore aggiunto. Petraglia denuncia la carenza cronica di servizi essenziali come asili nido e tempo pieno, e un gap salariale territoriale e di genere pesantissimo: un laureato al Nord guadagna fino a 400 euro netti in più al mese rispetto a una collega del Sud. Le ricette del consigliere Svimez? Una politica industriale capace di attrarre investimenti privati qualificati e il salario minimo legale per tutelare le fasce fragili. Resta forte la preoccupazione per il “paradosso europeo” post-2026: il ritorno alle regole dell’austerità rischia di bloccare i fondi di gestione delle opere appena create, mentre il bilancio UE 2028-2034 minaccia di tagliare i fondi di coesione per finanziare difesa ed energia.

La Transizione Strutturale / Viesti: “I binari non bastano”
Per Gianfranco Viesti Professore Ordinario di Economia Applicata presso l’Università Aldo Moro di Bari, i segnali di dinamismo del Mezzogiorno non bastano a delineare una vera trasformazione strutturale, frenata da vent’anni di bassa produttività e da una complessa perifericità geopolitica. Sebbene il PNRR abbia riattivato gli investimenti pubblici trovando nei Comuni risposte reattive, il professore critica una progettazione troppo centralizzata a Roma e rimodulazioni opache che hanno sottratto risorse ai territori. La vera partita si giocherà nel dopo-PNRR: con le nuove priorità europee, i fondi di coesione rischiano tagli compresi tra il 12% e il 20%, mentre l’autonomia differenziata minaccia di frammentare definitivamente il Paese. Secondo Viesti, il futuro si deciderà nelle città, motori di sviluppo ma anche epicentro di crisi demografiche e abitative (alimentate dall’effetto overtourism). La vera svolta epocale è la nuova ferrovia Bari-Napoli, ma l’avviso è chiaro: i binari da soli non bastano. L’infrastruttura funzionerà solo se integrata con trasporti locali efficienti per le aree interne e supportata da una reale cooperazione politica tra le Regioni del Sud.

Il Punto di Vista Industriale / Gozzi (Federacciai): “Basta narrazioni apocalittiche”
Una forte scossa all’ottimismo arriva da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che invita a superare una narrazione “semi-apocalittica” del Mezzogiorno. Il Sud è una realtà dinamica che cresce e partecipa alle esportazioni nazionali con prodotti ad altissimo valore aggiunto. Gozzi ricorda che l’Italia resta la seconda manifattura d’Europa grazie al suo capitalismo flessibile di PMI familiari, capaci di reagire alle crisi meglio di altri modelli continentali. In questa cornice, il Piano Mattei rappresenta un grande segnale politico per il posizionamento strategico nel Mediterraneo: le città portuali meridionali, come Bari e Palermo, possono fare da ponte logistico e culturale con l’Africa. Tuttavia, la competitività futura si decide a Bruxelles. Il presidente di Federacciai lancia un monito contro il dumping cinese e critica le politiche europee troppo sbilanciate sulla compliance normativa anziché sul business, definendo il meccanismo ETS una tassa carbonica che penalizza le imprese. Il messaggio è netto: il Sud non è una palla al piede, ma una risorsa strategica per il Paese.

Focus ZES Unica / I numeri della svolta burocratica
Giuseppe Romano, Capo del Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri, traccia il bilancio della ZES Unica, definendola senza mezzi termini “la più grande infrastruttura immateriale del Mezzogiorno” grazie alla radicale semplificazione burocratica. I numeri presentati certificano il successo della misura: sono state rilasciate ben 1.425 autorizzazioni uniche, per un impatto economico complessivo che tocca i 58 miliardi di euro e un riscontro occupazionale stimato in 65.000 posti di lavoro, con oltre 17.000 imprese beneficiarie del credito d’imposta. Il vero punto di svolta risiede nel superamento delle disparità: l’introduzione di un principio paritario permette a tutti i comuni del Sud di competere ad armi pari. A livello procedurale, l’autorizzazione unica sostituisce ben 37 adempimenti precedenti grazie a una rinnovata Conferenza dei Servizi che non raccoglie più passivamente i pareri, ma supera i dissensi urbanistici sbloccando i progetti in tempi certi.

Il Fattore Competitività / De Vizia: “Decentrare il lavoro lungo le rotte dell’Alta Velocità”
Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza Emilio De Vizia, presidente di Confindustria Campania, secondo cui PNRR e ZES sono acceleratori di dinamiche competitive già in atto. La sfida si gioca sulla qualità della spesa, non sulla quantità dei fondi. De Vizia rigetta la lettura macro-regionale e indistinta del Sud: le analisi descrivono un territorio differenziato, con aree e province campane cresciute grazie a precise scelte di politica industriale avviate fin dagli anni ’60 e ’70. Oggi il Mezzogiorno è tra i luoghi migliori in cui investire, ma serve una contromisura urgente per frenare la fuga dei giovani talenti, spesso attratti dalle aziende di Stato verso i centri del Nord. La proposta industriale di Confindustria punta a valorizzare l’asse Napoli-Bari, decentrando le sedi lavorative e gli uffici direzionali nei pressi delle grandi stazioni dell’Alta Velocità per offrire una migliore qualità della vita e trattenere le risorse umane sul territorio.

Capitale Intellettuale / Generare valore per evitare cattedrali nel deserto
Il legame tra formazione e territorio è l’asse portante dell’intervento di Cinzia Genovino, professoressa associata di economia e gestione delle imprese presso l’Università Giustino Fortunato. L’ateneo, attraverso un continuo ascolto degli stakeholder, punta a mappare le competenze necessarie per formare i giovani e far crescere le risorse locali, contrastando lo spopolamento. Sebbene il PNRR stia mostrando alcune complessità applicative nelle strutture organizzative, il suo obiettivo resta l’orientamento all’innovazione e alla coesione sociale. Per Genovino la chiave è investire nel capitale intellettuale, inteso come risorsa infrastrutturale immateriale senza la quale i fondi finanziari rischiano di restare sterili. Questo capitale si articola in tre dimensioni: Umano (talenti e competenze); Strutturale (processi e routine organizzative stabili); Relazionale (valore delle filiere e delle reti). Solo la combinazione di questi fattori può generare valore a lungo termine, evitando il rischio di costruire “cattedrali di competenze in un deserto occupazionale”.

Il Dibattito Politico / Gubitosa (M5S): “Rifiutare l’austerità per difendere le PMI”
Dal fronte politico, il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Michele Gubitosa evidenzia il ruolo di salvagente economico svolto dal PNRR: i dati ufficiali certificano che l’Italia ha evitato la recessione proprio grazie all’iniezione di questi fondi. Gubitosa esprime tuttavia forti timori per il post-2026 e critica le recenti scelte governative, come la rimodulazione dei fondi ZES e lo stop alla decontribuzione Sud, misure che rischiano di colpire duramente le piccole e medie imprese, vero motore occupazionale del Paese. Sotto la lente d’ingrandimento finisce anche la complessità burocratica di Transizione 5.0, giudicata accessibile solo per le grandi aziende e penalizzante per le PMI prive della liquidità per anticipare gli investimenti. Di fronte alle cicatrici della pandemia e dei conflitti globali, Gubitosa respinge la logica dell’austerità europea e invoca manovre espansive: “Il Paese è come un macchinario rotto: è indispensabile continuare a investire per consentire al Mezzogiorno e all’Italia di tornare a correre.”

Coesione e Bilancio Statale / Boccia (PD): “L’Autonomia smantella i servizi”
Il capogruppo del Partito Democratico al Senato, Francesco Boccia, sposta l’accento sull’emergenza demografica e sullo spopolamento giovanile, indicando come priorità assoluta la creazione di ecosistemi che connettano la formazione universitaria al tessuto aziendale, citando l’ottimo esempio degli investimenti tecnologici a Bari. Il senatore contesta duramente i tagli alle politiche di coesione europea, ricordando come i fondi strutturali siano storicamente la colonna vertebrale della convergenza economica in Europa, e invita le forze politiche a un confronto aperto sui modelli di sviluppo in vista della fine della legislatura. L’affondo più duro è contro il ddl sull’autonomia differenziata: Boccia avverte che le intese su materie essenziali come salute, scuola e protezione civile rischiano di smantellare il bilancio dello Stato e compromettere l’erogazione dei diritti civili e sociali fondamentali, penalizzando drammaticamente il Sud.

Il Controaltare Istituzionale / L’affondo della Regione Campania
Sulla stessa linea di totale opposizione si colloca la Regione Campania, rappresentata dal suo Presidente Roberto Fico, che esprime una netta contrarietà al progetto di autonomia differenziata. La regionalizzazione della sanità viene descritta come una scelta pericolosa, capace di innescare una vera e propria “concorrenza sleale” tra territori sulla mobilità e sull’attrazione del personale medico e infermieristico, impoverendo le strutture del Mezzogiorno a parità di risorse del fondo sanitario nazionale. Sul fronte interno, per invertire la rotta e frenare lo spopolamento, la Regione punta su una programmazione rigorosa: viene sollevato il problema dell’overbooking sui fondi europei FESR, che ha visto risorse bloccate in progetti non cantierabili. La strategia regionale prevede il recupero e il reindirizzamento di questi capitali verso opere concrete, superando le fragilità amministrative dei comuni. Tra le priorità campane figurano la transizione energetica (investimenti idroelettrici e fotovoltaici per tutelare le imprese), il potenziamento dei trasporti con l’EAV e il modello di integrazione università-impresa sul modello di San Giovanni a Teduccio. Infine, sul piano sanitario, viene rivendicata l’uscita dal piano di rientro e lo sblocco delle assunzioni per completare, entro il 30 giugno, il target del 100% delle Case e Ospedali di Comunità nel Sannio e nel Cilento.

Le Conclusioni / Lampugnale: “Il Sud non è periferia, ma l’hub del Mediterraneo”
A chiudere i lavori è l’imprenditore Pasquale Lampugnale, membro del comitato tecnico scientifico dell’intergruppo parlamentare per lo sviluppo del Sud, che ha espresso forte gratitudine verso l’Università Giustino Fortunato per aver ospitato l’evento, auspicando che le competenze dell’ateneo – amplificate dalla sinergia con il prorettore dell’Unisannio – guidino l’attività dell’intergruppo parlamentare per lo sviluppo. Il suo intervento si è concentrato sulla necessità di superare la pura retorica sul Mezzogiorno per tradurre i dati economici post-PNRR in riforme e infrastrutture concrete (come l’alta velocità Napoli-Bari). Pur evidenziando le fragilità delle aree interne e lo spopolamento giovanile, il relatore ha invitato a leggere il Sud non più come periferia d’Europa, ma come un hub logistico e industriale di qualità proiettato verso il Mediterraneo, richiamando la visione di un modello sociale ed economico fondato sull’equità e sulla parità di occasioni per tutti. Nelle conclusioni Lampugnale annuncia che le elaborazioni e le proposte nate dal convegno verranno portate all’attenzione delle sedi istituzionali. L’intergruppo, composto da 40 deputati di ogni schieramento politico, sta portando avanti un importante lavoro legislativo ed emendativo alla Camera. L’imprenditore esprime grande soddisfazione per l’andamento dell’evento, evidenziando come la presenza del presidente della Regione Campania e dei rappresentanti istituzionali della Puglia abbia delineato una chiara prospettiva reale di sviluppo per l’asse Napoli-Bari. All’incontro hanno preso parte anche qualificati esponenti del mondo imprenditoriale e dell’edilizia. L’obiettivo finale di questa proposta è promuovere un riequilibrio territoriale di cui la Campania e gli altri territori svantaggiati hanno urgente bisogno.





