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NAPUL’ È….PINO DANIELE (Una dolce, accorata canzone)

Orlando Vella 6 Gennaio 2015 3 minuti letti

Napule è mille culure, Napule è mille paure
Napule è a voce de’ creature che saglie chianu chianu
E tu sai ca nun si sule
Napule è nu sole amaro Napule è addore e mare
Napule è na carta sporca e nisciuno se ne importa
E ognuno aspetta a ‘ciorta
Napule è na’ camminata, inte e viche miezo all’ ato
Napule è tutto nu’ suonno e a sape tutto ‘o munno
Ma nun sann’ a verità.

Quante volte abbiamo ascoltato questa canzone, quante volte ci siamo commossi sentendo anche dentro di noi tanto amore per la nostra città e tanta amarezza per “quella carta sporca”, quel marchio che offusca la sua bellezza e tutti i suoi tesori artistici e culturali e che sminuisce le qualità di un popolo generoso e creativo.

In genere ogni canzone è legata ai ricordi della nostra vita e appena ne ascoltiamo le note ecco che essi sfilano nelle nostre menti, riportandoci indietro nel tempo a persone e fatti del passato. Nella sottoscritta “Napul’è” è proprio un colpo al cuore ogni volta che la sua dolce melodia le giunge alle orecchie, poiché era la canzone preferita di Lucia, sorella amatissima scomparsa prematuramente. Lucia ammirava tanto Pino Daniele e, pur avendo lasciato Napoli per sposare un genovese, aveva conservato dentro di sé forti legami sentimentali ed affettivi con la sua città, la sua cultura, le canzoni.

Un altro ricordo affiora sempre con le note di tale canzone e mi riporta agli anni in cui insegnavo a Fuorigrotta nella Scuola Media  “Grazia Deledda”, quando un mio collega invitò il cantautore Eduardo Bennato per un incontro con gli alunni che desideravano intervistare proprio lui, nato in quei luoghi, figlio di un impiegato dell’ Italsider. Ricordo che un alunno gli chiese cosa ne pensasse di Pino Daniele ed egli ne parlò con grande stima, spiegando che c’era un gruppo ci cantati che stavano dando una svolta alla canzone napoletana.

E in un’ intervista egli così ne ha commentato la morte: “Non è facile mettere insieme testi poetici ed evitare la retorica, specie se c’è di mezzo Napoli. Pino Daniele invece c’è riuscito e voglio ricordarlo anche per questo. Ha raccontato Napoli senza tante smancerie. Perdiamo un grande musicista e io perdo un amico. Ci siamo fatti gli auguri per Natale, ci siamo stimati reciprocamente per tutta una vita», senza mai salire insieme sul palco”.

Negli anni ’70 esplose il fenomeno del “Neapolitan Power” e Pino Daniele era nel gruppo dei suoi  più importanti esponenti,  come Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Tony Esposito, Tony Cercola, Tullio De Piscopo e Pino Daniele i quali cercarono di unire tradizione napoletana a musica rock e jazz. Bennato in una sua canzone “Rinnegato” cantò: “Eugenio dice che sono un rinnegato/  perché ho rotto i ponti col passato:/Guardare avanti,  sì, ma a una condizione,/ che tieni sempre conto della tradizione!”.

Pino Daniele in particolare eccelleva in una mescolanza originale di elementi musicali con prevalenza di blues: un vero bluesman con la voce carica di vibrazioni napoletane.

A Napoli per commemorarlo  il 6 gennaio, alle 20,45, in Piazza del Plebiscito è stato organizzato un flash mob in cui tutti canteranno “Napul’è”.

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