L’agricoltura contribuisce alla manovra Salva Italia per un miliardo di euro

pubblicato da Orlando Vella il giorno 2 gennaio 2012


A serio rischio il sistema agricolo. Per una stalla si andranno a pagare 500 euro. Redditi agrituristici -15%

Dopo una fase di silenzio, quasi tutte le organizzazioni agricole cominciano a fare i conti con i il decreto Salva Italia.
Evidentemente, Monti, già insensibile ai temi agricoli, ha interpretato questo silenzio come un segno di debolezza e, al contrario di quanto accaduto per farmacie e tassisti, non ha cambiato l’impianto della manovra a carico dell’agricoltura. Oltre alle accise per l’aumento del prezzo del  carburante e alle aliquote previdenziali, è soprattutto l’IMU a spaventare le organizzazioni.

“Questa è una pura operazione per far cassa, senza dare il minimo contributo allo sviluppo di un sistema che già viveva una grave situazione di difficoltà”. “La manovra – spiega il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi – brucia il 10 per cento del valore aggiunto prodotto in agricoltura e da una indagine del nostro Centro studi sui dati del censimento Istat emerge che oltre mezzo milione di aziende sotto i 20 ettari di superficie rischiano di chiudere”.

Secondo le stime di Agriturist, la manovra Monti, attraverso la tassazione degli edifici rurali, taglierà il 15 per cento dei redditi dell’agriturismo pesando, in media, per 1.650 euro su ogni azienda. Se a questo aggiungiamo quanto dovuto per le abitazioni degli imprenditori e degli addetti, i punti vendita, le stalle, i magazzini e le rimesse, è chiaro che la tassazione delle aziende agricole raggiunge livelli insostenibili e addirittura paradossali. Sarebbe come chiedere a un lavoratore dipendente che guadagna 30 mila euro l’anno di pagare 4500 euro di tasse. D’altra parte l’agriturismo rappresenta, per le 20 mila aziende che hanno deciso di investire nel settore, un sostegno economico indispensabile alla sopravvivenza dell’attività agricola, soprattutto nelle zone collinari e montane dove fare agricoltura è più difficile.

“La manovra -ha detto il presidente della Cia Politi- riserva amare sorprese per le imprese agricole. Il maxi-emendamento ha addirittura aggravato il già pesante fardello per gli agricoltori. Le misure per i fabbricati rurali avranno riflessi devastanti. C’è il fondato pericolo di un lungo e tormentato contenzioso con i comuni sull’IMU. I produttori potrebbero essere costretti a pagare imposte a cifre insostenibili. Il che metterebbe praticamente fuori mercato tantissime aziende”.

“E’ il senso di responsabilità e il bene che vogliamo a questo Paese che ci ha portato a non manifestare in piazza di fronte alle iniquità che questa manovra riserva al settore agricolo”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. “L’emendamento che prevede la differenziazione sostanziale del trattamento fiscale di chi il terreno lo usa per vivere e lavorare rappresenta un primo segnale positivo. Questo principio dovrà però essere esteso e rafforzato nei numeri. E’ evidente che finita “l’emergenza manovra” dovremmo aprire un serrato confronto con il Parlamento e il Governo per riaffermare il ruolo strategico di un settore determinante dell’economia reale, una leva competitiva formidabile per il Made in Italy nel mondo”.

Lapidale, infine è stato Furio Venarucci Presidente di ANPA (Associazione Nazionale Produttori Agricoli) affermando che l’agricoltura doveva entrare prepotentemente nella manovra Salva Italia ma nella parte relativa allo sviluppo e invece i “professori” hanno commesso il grave errore di inserirla solo nella parte dedicata alle tasse. “Oltre alle accise sui carburanti, ai bolli sugli estratti conto e a tutti quei balzelli che colpiranno tutti e quindi anche gli agricoltori abbiamo avuto anche noi la nostra parte di gloria”- ha commentato Venaruccio.
“Hanno aumentato i contributi previdenziali a soggetti che, sempre con maggiore difficoltà, riescono a pagare quelli previsti. E a che scopo? Ormai scatta il contributivo. Ciò significa meno contributi e meno pensione. Ma nessuno ha pensato di farsi una domanda semplice: ma se si sono dovuti fare condoni previdenziali numerosi e sempre più ampi, se un agricoltore si fa perseguitare da Equitalia perché non paga l’INPS ci sarà un motivo? Magari non paga perché non ha i soldi?
Poi hanno messo la parola fine sulla agricoltura e questa parola si chiama IMU. Pagheremo tasse su stalle vuote perché la crisi già le aveva colpite, pagheremo su terreni che rendono meno di niente, pagheremo sulle stanze di agriturismi che resteranno vuote perché con la recessione, che porterà questa manovra, nessuno girerà più per le nostre aziende, pagheremo sugli strumenti di lavoro che qualche “testone” ancora spera di mettere a reddito”.

 

L’Italia dei Valori in Parlamento è scesa in campo “dalla parte degli agricoltori” e il 16 Dicembre 2011 in sede di discussione del decreto-legge n. 201/11 ha presentato un ordine del giorno, a prima firma dell’On. Ignazio Messina, relativo alla situazione del comparto agricolo. L’on. Anita Di Giuseppe, capogruppo IdV in Commissione Agricoltura ci spiega che il provvedimento in titolo prevede, ai fini dell’imposizione IMU, l’incremento del 60 per cento della base imponibile sui fabbricati di cui alle categorie catastali A/6 e del 20 per cento, in aumento di un ulteriore 10% a decorrere dal 2013, sui fabbricati D/10, e l’incremento di circa il 73 per cento della base imponibile sui terreni agricoli, con una agevolazione per i terreni agricoli di proprietà di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, per i quali l’incremento sarà pari al 46 per cento; insomma una vera e propria batosta per il comparto agricolo. Per questo abbiamo impegnato il Governo: 1) a valutare l’opportunità di ridurre gli aggravi d’imposta sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali, 2)a ridurre sensibilmente la vigente soglia massima per l’alienazione dei terreni agricoli tramite trattativa privata, 3) ad introdurre il divieto di modifica della destinazione d’uso dei terreni agricoli pubblici nel quinquennio successivo all’acquisto.

“Felici per l’approvazione dell’unico ordine del giorno presentato per il settore agricoltura nella manovra economica. Una piccola vittoria che, come Italia dei Valori, ci siamo guadagnati battendoci energicamente prima in commissione e poi in aula”. Lo afferma Ignazio Messina, deputato IdV in Commissione Finanze e Responsabile Nazionale Dipartimento IdV Agricoltura e Pesca. Il deputato dichiara: “Abbiamo dimostrato che  il conto che Monti vuol far ricadere sull’agricoltura con l’introduzione dell’IMU è troppo salato. Una proiezione degli effetti, calcolata da esperti del settore indica che un’impresa tipo, condotta da un agricoltore iscritto nelle liste dei coltivatori diretti, proprietario di un terreno di pianura coltivato a frutteto, nel 2012 subirà un aggravio del carico fiscale del 250 per cento rispetto all’anno in corso. Le aziende agricole italiane sono in forte crisi e non possono sostenere questo ulteriore salasso”.

Ma allora, cosa bisogna fare? Di certo la soluzione non è quella di scaricare sugli agricoltori e sulle loro famiglie più del 10 per cento del peso della manovra. Come pensano Governo e Parlamento che l’agricoltura, possa risollevarsi se lo si schiaccia con una pressione così forte? C’è bisogno, invece, di uno sgravio dei contributi previdenziali di almeno tre anni per dare ossigeno ad aziende che sono finanziariamente allo stremo. C’è bisogno di defiscalizzare i redditi fondiari di tutti i terreni delle aziende agricole iscritte alle camere di commercio per muovere il mercato degli affitti. Eliminare tutti i costi burocratici che ci sono sull’agricoltura. C’è bisogno sopratutto di regolamentare la fase di commercializzazione dei prodotti agricoli: promuovere la “filiera corta” e liberalizzare il mercato, oggi gestito da pochi “grossisti”. Infatti, per via di quest’oligopolio, il profitto per gli agricoltori resta invariato mentre il prezzo al consumo subisce un aumento esponenziale rispetto al costo di produzione. Il tutto va, dunque, ad esclusivo vantaggio di pochi intermediari che si spartiscono il mercato. Il settore agricolo ripone ora la speranza nella seconda fase della manovra – il decreto Cresci Italia –  in cui il Governo, che in un primo momento aveva respinto l’ordine del giorno presentato dall’IDV, ha dovuto tornare sui suoi passi dopo l’approvazione del Parlamento.