Escursione campestre per la promozione della donazione di sangue nell’entroterra sannitico

pubblicato da entroterra.org il giorno 4 settembre 2012


Una bella giornata, all’insegna del sano camminare nella cornice antica dell’entroterra sannitico e all’insegna del nobile scopo: promuovere la donazione di sangue.
Questa potrebbe essere una sintesi efficace dell’”escursione campestre” del 19 agosto scorso organizzata dalla associazione Fratres donatori sangue (consiglio direttivo provinciale di Benevento e gruppo locale di San Giorgio La Molara) e dal C.A.I. Club Alpino Italiano (sezione di Benevento).

Appuntamento al laghetto di San Giorgio La Molara, aria frizzante e venticello gradevole con la presenza silenziosa già dal primo mattino di assorti pescatori sportivi. Poi l’arrivo degli escursionisti che in “navetta” vengono accompagnati al luogo di partenza in Località Castello nelle campagne di San Giorgio La Molara, qui, su un grande masso, sono ancora visibili alcuni ruderi di un’ antica fortezza Pietramaggiore. Dopo una breve sosta di osservazione della zona e di approfondimento sull’area storica,  finalmente via su un tragitto di nove chilometri per colline (fino a circa 1000 metri in altitudine) e coltivazioni a perdita d’occhio, sotto un sole forte, ma con il vantaggio di un vento costante che ha mitigato il caldo.

I paesaggi che si propongono agli occhi dell’escursionista sono suggestivi e riportano indietro nel tempo, ad un’epoca in cui la natura e la mano dell’uomo si incontravano in armonia e semplicità. Ci accompagna un gruppo di cavalieri (i cavalieri di S. Giorgio), subito notato da tutti, che da’ spettacolo, ma anche supporto logistico. Le isolate fattorie che incontriamo sul percorso mostrano i segni del duro lavoro, l’organizzazione, le indispensabili macchine agricole, le stalle in cui sostano numerose e pacifiche le vacche della razza marchigiana.

Tutto intorno c’è una grande suggestione con paesaggi che paiono, a perdita d’occhio, riprodursi tutti uguali, con geometrie ordinate di campi arati e, alternate, di colori differenti come su una scacchiera enorme, declivi e colline non coltivati. Il cielo è implacabilmente azzurro e il sole e il vento si combinano perfettamente consentendo una non estenuante prosecuzione della camminata.

Arriva poi il momento del parco eolico. In realtà fin dall’inizio, al laghetto e ancor prima nel tragitto di avvicinamento in macchina, è possibile notare la presenza numerosa di pale eoliche. Ma nel parco eolico le cose sono diverse. La sensazione è di entrare in una realtà che, con la presenza di sterrate e di infrastrutture secondarie che si concretizzano agli occhi nel momento in cui ci si avvicina, non è più quella precedente. Troppi aerogeneratori. Troppi. La skyline è deturpata, il territorio è invaso, il paesaggio è mutato. Ma tant’è, il progresso importato (dalla Regione e dai gruppi industriali) che, non ha conosciuto la mediazione (e la mitigazione) dell’incontro con chi su quei pianori ci vive. E oggi ci si può consolare con la logica delle “rinnovabili”…

Finalmente, un po’ sfilacciato, il gruppo si ricompone nel boschetto adiacente il lago. E’ fatta! L’escursione è terminata, il riposo e soprattutto il ristoro diventano la rassicurante prospettiva del momento. E allora ecco un buon piatto di pasta (e non solo), cucinata da volontari sollecitamente rivolti ai presenti, ed un eccellente vino rosso che avviano la parte conviviale, con le chiacchiere, i brindisi e il piacere di ritrovarsi a tavola. Alla prossima!