Il mulino Ielardi

pubblicato da Nicola Cocchiarella il giorno 10 ottobre 2010


ottobre 10, 2010

Di fianco al Regio Tratturo, a metà circa della piana di Calise si trova l’antico mulino ad acqua Ielardi, che prende il nome dalla famiglia di possidenti che lo costruì nel ’700 e che tutt’oggi ne è proprietaria.

Il mulino fu gravemente danneggiato dal terremoto del 21 agosto 1962 e oggi ci è possibile ammirare solo una parte della sua antica bellezza.

Lungo il Tratturo, nei punti in cui esso attraversava fiumi e torrenti si trovano anche altri mulini ad acqua. Più a nord, procedendo in direzione Pescasseroli, si trovava anche il mulino Principe, situato nel punto in cui il Tratturo scavalca il torrente Tammarecchia. Questo mulino è stato invece abbattuto a seguito dei danni ricevuti con il sisma del 1982, e di esso non ne rimangono che poche tracce.

Non sappiamo ancora se l’esistenza di questi mulini lungo il tratturo abbia una stretto rapporto con questa via di comunicazione. E’ però possibile che lungo il Tratturo esistesse un commercio di cereali mediante il quale giungeva grano dalle campagne della Puglia, e che poi la preziosa farina di frumento venisse portata verso le zone di montagna del Molise e dell’Abruzzo dove, a causa del fredde temperature invernali, era più difficile coltivare il grano. E’ noto infatti che in quelle zone la coltura del grano veniva sostituita dalla segale e dall’avena che hanno una maggiore resistenza al freddo, ma danno farine di qualità inferiore e meno adatte all’alimentazione.

Secondo la Sopraintendenza ai Beni Culturali la costruzione del mulino Ielardi, avvenuta su un mulino preesistente, risale alla fine del ’700 ed è opera di maestranze pugliesi con muratura realizzata in pietra calcarea e mattoni di terracotta.

Del mulino è ancora evidente la struttura fortificata che lo caratterizza e lo rende unico nel suo genere. Ad un primo sguardo il visitatore potrebbe infatti pensare di avere davanti le mura di un vecchio castello per la presenza delle due torri di difesa poste sul lato che guarda il fiume. La funzione difensiva delle torri risulta evidente anche dalle feritoie presenti nelle mura, le quali venivano utilizzate proprio per colpire i nemici.

Fu quasi certamente l’instabilità politica e sociale di quel tempo a richiedere la costruzione fortificata. Sull’adiacente Tratturo passavano numerose categorie di persone e tra questi forse non mancavano briganti e malfattori che non erano certo indifferenti alla presenza di un mulino in cui avrebbero facilmente fatto bottino di beni e di denaro. Senza contare poi che, in tempi lontani dai nostri, i raccolti erano molto scarsi e variabili, e grano e farina diventavano spesso dei beni preziosissimi!

L’energia per muovere le macine veniva fornita dalle acque del fiume Tammaro che scorre proprio lì nei pressi. L’acqua giungeva al mulino mediante una condotta di alimentazione che iniziava circa un chilometro più a monte e che grazie alla sua pendenza dava all’acqua l’energia cinetica necessaria. Laddove iniziava la condotta c’era la cosiddetta ‘accota’, un apposito sbarramento del fiume che accumulava l’acqua e la indirizzava verso la condotta di alimentazione.

All’interno del mulino sono ancora presenti le vecchie macine di pietra che venivano usate per la macinazione del grano.

L’antico mulino Ielardi si trova oggi in un rovinoso stato di abbandono e ogni anno ci duole osservare che va perduto un nuovo pezzo delle sue mura. Ci siamo chiesti come mai, nonostante tutti i fondi pubblici spesi per restaurare tanti casali di campagna e adattarli ad attività agrituristiche, non si sia ancora provveduto a salvare questo esempio architettonico più unico che raro. Più volte si è parlato di un progetto di restauro a cui sono affidate le nostre speranze di poter conservare nel tempo questo pezzo di storia della civiltà contadina del Regio Tratturo.

Nelle vicinanze del mulino ci sono anche due maestosi alberi di pino secolari che caratterizzano il paesaggio di questa zona del Tratturo; anch’essi andrebbero adeguatamente protetti soprattutto dai parassiti che attaccano il legno della base del tronco.