Consumi: la provincia sannita spende poco, solo Caserta fa peggio

pubblicato da entroterra.org il giorno 10 Maggio 2011


Maggio 10, 2011

Sono i servizi la voce di spesa più consistente per le famiglie sannite seguiti dall’acquisto di generi alimentari e da altri prodotti. Lo dice lo studio dell’Istituto Tagliacarne presentato sabato scorso alla Camera di Commercio in occasione della ‘Giornata dell’economia’.
Nel 2009, ultimo anno censito, ogni nucleo familiare della provincia di Benevento ha speso in media 10.938 euro l’anno, la gran parte dei quali per l’acquisto di beni non alimentari (8.289 euro) mentre solo 2.649 euro sono stati impegnati per generi alimentari. Come detto, sono i servizi il capitolo più oneroso nel bilancio della famiglie sannite con 4.806 euro l’anno (43,9%), poi gli alimentari (24,2%), quindi altri prodotti con 1781 euro (16,3%). Solo 921 euro l’anno (8,4%) per l’acquisto di vestiario e calzature, ancor meno per mobili, elettrodomestici, articoli per la casa: 782 euro (7,1%).
La media provinciale è la penultima in Campania dove solo Caserta spende meno (10.304 euro). “Mani bucate” invece per i salernitani che si aggiudicano il primo posto regionale con 12.004 euro, seguiti dagli avellinesi (11.266 euro) e dai napoletani (11.140 euro). Con i suoi 10.938 euro Benevento si attesta anche al di sotto della media regionale (11.174 euro) e del Mezzogiorno (11.887 euro), e a distanza siderale dalla media nazionale fissata a quota 15.261 euro.
I già bassi consumi del 2009 risultano peraltro ancora più contenuti dell’anno il precedente. Nel 2008 in provincia di Benevento sono stati spesi 11.268 euro, circa 300 euro più dell’anno successivo. Ugualmente in calo i due macro-comparti: l’alimentare è sceso dai 2.685 euro del 2008 a 2.649 euro; il non alimentare è passato da 8.583 euro (anno 2008) ai 8.289 euro del 2009.
Ma le cifre espresse in media nascondono una sostanziale disparità esistente tra i diversi comprensori della provincia e tra i vari comuni. Sono infatti i grandi centri a consumare di più mentre nei piccoli comuni si registrano livelli molto bassi. “Le aree che hanno un livello di consumo pro-capite superiore alla media provinciale – rileva lo studio redatto dall’Istituto ‘Tagliacarne’ – sono la città capoluogo, che assorbe quasi il 33% del totale dei consumi provinciali, i principali centri turistici provinciali (Telese Terme, Pietrelcina), i centri vocati al commercio o caratterizzati da numerosi pubblici esercizi (Montesarchio, San Giorgio del Sannio). In pratica – conclude il ‘Tagliacarne’ – i Comuni più attrezzati dal punto di vista commerciale o che in qualche modo esercitano un’attrazione di bacini di consumo esterni, concentrano su di loro i principali flussi di domanda per consumi, mentre i comuni più piccoli, isolati o agricoli, sono caratterizzati da livelli di consumo bassi, inferiori al già modesto livello complessivo provinciale”.