“UN ANNO SPECIALE”, un libro di Nello Ialongo (Ovvero l’amore per la propria terra)

pubblicato da Giovanna D'Arbitrio il giorno 9 settembre 2015


Il 30 agosto 2015, alle ore 21,00, nella Corte Comunale di Sabaudia, è stato presentato il libro “Un anno speciale. Il cinquantesimo anniversario di Sabaudia” di Nello Ialongo, esperto geologo nonché più volte sindaco di Sabaudia negli anni 1970-85 (in cui si è alternato nell’incarico con altri consiglieri comunali). Hanno partecipato all’incontro lo stesso autore e i professori dell’Università di Tor Vergata Rino Caputo e Angelo Favaro e il giornalista e scrittore Pier Giacomo Sottoriva.

Come hanno sottolineato i relatori, Ialongo ha raccolto nel suo libro documenti, testimonianze e ricordi  sulla storia di Sabaudia, in particolare su quell’anno speciale in cui la commemorazione del cinquantesimo anniversario rappresentò,  secondo l’autore, “l’occasione per rendere un doveroso e solenne omaggio agli operatori della bonifica e ai pionieri non solo da parte della comunità locale ma anche da rappresentanze qualificate dei Comuni, delle Province e delle Regioni di provenienza, dal Presidente della Regione Lazio, dal Duca Amedeo II d’Aosta, in rappresentanza di casa Savoia, da membri autorevoli del governo nazionale e dal Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini”.

Nel corso del dibattito è stato messo in risalto il carattere di N. Ialongo, uomo schivo e riservato, convinto democratico moderato che preferisce i toni anglosassoni dell’understatement nel suo modo di agire, anche quando critica certe scelte fatte per l’amato territorio di Sabaudia, perfino nell’immagine impressa sulla copertina del libro in cui è Pertini ad apparire in primo piano, non lui, allora sindaco, ritratto di spalle mentre abbraccia il Presidente.

Perseguendo inoltre l’obiettivo di preservare “il senso di identità dei cittadini”, egli ha cercato nel suo libro di offrire una testimonianza di quei tempi ai discendenti dei coloni che, pur essendo inizialmente insediati in un territorio senza una storia e tradizioni comuni, seppero lottare per bonificare delle paludi, valorizzando la bellezza dei luoghi e trasmettendo alle future generazioni  la consapevolezza e l’orgoglio di abitare in un territorio che per millenni ha stregato migliaia di visitatori. Molte, in effetti, sono state le lodi non solo alle attrattive paesaggistiche, ma anche alla particolare architettura di Sabaudia da parte di illustri personaggi, come Emilio Greco (che ha donato a Sabaudia molte delle sue opere esposte nel museo a lui dedicato), Moravia, Pasolini, Le Cobusier  che la definì “una creazione frutto di amore e di buon gusto”.

È importante rilevare che il lettore viene introdotto al libro dalla seguente presentazione: “Chi sale attraverso i sentieri del Parco, fino al Picco di Circe o, più agevolmente, raggiunge in automobile il piazzale delle “Crocette”, sul promontorio, da più punti lungo la strada, vede aprirsi negli spazi tra gli alberi uno spettacolo di rara bellezza. Una straordinaria composizione di variegati tesori della natura: il mare azzurro, le spiagge dorate, l’arcuata striscia verde delle dune, le plaghe blu dei laghi costieri, l’estesa foresta verde cupo… Luoghi ricchi di una storia millenaria. Le famiglie patrizie in età repubblicana e successivamente l’imperatore Domiziano, affascinati da tanta meraviglia, venivano a recuperare le loro energie intellettuali e fisiche nelle residenze create sulle sponde del lago. Duemila anni dopo, terminata la grande opera di bonificazione della palude pontina, a poche centinaia di metri dalla riva orientale del lago, il 15 aprile 1934 fu inaugurata Sabaudia, la città considerata dagli urbanisti di tutto il mondo uno degli esempi più rappresentativi della cultura architettonica e urbanistica del Novecento”.

Nella pregevole prefazione di A. Favaro si legge: “La realizzazione e la costruzione del senso di cittadinanza comincia e si sviluppa dalla relazione che ciascun uomo e ogni donna instaurano con il territorio ove hanno scelto o è accaduto loro di trovarsi a vivere, agire, operare, lavorare, amare, soprattutto amare”.

Ed egli ha senza dubbio colto il significato più profondo del libro di Nello Ialongo in cui, al di là dei toni celebrativi del cinquantesimo anniversario, risaltano amore per la propria terra,  senso di appartenenza, difesa dell’ambiente, valori decisamente encomiabili in tempi difficili in cui impera la globalizzazione.